Mar 02 2010
a trentun’anni uno capisce quali sono i miracoli
e così seconda giornata di fila in cui mi sveglio con il sole. Lo so a un lettore sito in terra italica questo può sembrare uno di quegli effetti speciali un po’ melodrammatici alla vitantonio ma invece si tratta proprio di un miracolo, si tratta, e per l’occasione ritorno all’italiano temporaneamente, faccio un po’ qui e un po’ lì a seconda di quello che devo dire.
Questa città è immensa, dispersiva, caotica, e all’inizio proprio questo mi ha affascinato, a Londra trovi tutto e ne trovi in quantità, ma dopo un poco in questo tutto finisce che ti perdi, in mezzo a queste quantità gigantesche si nascondono innumerevoli vicoli ciechi e buchi neri, che ti divorano quando meno te lo aspetti e perdi il senso di quello che stavi facendo. Vivo con pochissimo tempo, e proprio perchè ho pochissimo tempo ho moltissimi tempi morti. Mi distraggo in continuazione da me, mi distraggo dalla distrazione e ancora e ancora, mi rincorro ma spesso sono sull’autobus successivo, e quando finalmente mi sembra di essere un tantino in anticipo zacchete. Mi cade la catena dalla bicicletta.
In questo caos rumorosissimo mi rendo conto che ho perso pezzi, che per due mesi non ho raccontato che minuscoli particolari di ciò che accadeva, panorami laterali e poco impegnativi, descrizioni di nature già morte. Oggi invece è la seconda volta di seguito che mi sveglio e c’è il sole, un sole che mi fa sentire una nostalgia dell’Italia che manco me lo immaginavo, e ho voglia di essere presente di stare nelle cose ho voglia di vivermi questi mesi che rimangono con pienezza.
Ieri persino il nobilissimo bambino indoinglese era di buonumore, tutta la città era di buonumore, e ci credo, vedevamo la luce, vedevamo. Mi è parsa così financo sopportabile la mia insopportabile (per natura, davvero) coinquilina, una nuova, di cui non ho mai avuto modo di scrivere nè di parlare. Eppure vive qui da due mesi ma io ero troppo concentrata nella resistenza passiva.
Una coinquilina di quelle che si meritano un post a parte e che forse nei giorni venturi lo riceverà, tanto ne combina diverse al giorno e prima o poi dovrò dedicarle una riflessione personalizzata.
Ma adesso ecco già sono le otto e mezza e mi cucino il famoso porridge alla vitantonio prima di mettermi in bicicletta sotto questo singolare sole inglese, sicuramente polite e well behaved, ma con una forte personalità, si vede.

Ed allora in attesa delle mirabolanti avventure della coinquilina… buona pedalata
Non ho mai veramente capito come sia il porridge, e quando ho avuto modo di assaggiarlo non l’ho fatto. Aveva un colorino grigiastro poco invitante.
Com’è quello alla vitantonio?