Mag 19 2010

dopo gola profonda ecco a voi gola psicosomatica

Published by lucilla at 17:51 under mimo, corpo, londra, conoscenza di sè, carla vitantonio

A una settimana dagli esami e un mese dallo spettacolo ecco che mi trasformo in Amleto. Devo ammettere che stavo molto bene nei panni di Iago, mi ero molto immedesimata, stavo addirittura pensando di farci uno spettacolo. Che non e` detto, del resto, che non si faccia. Anzi penso proprio che, se continuero` a fare questo mestiere, mettero` presto o tardi in piedi uno spettacolo che si chiamera` il complesso di Iago, ecco adesso l’ho scritto e nessuno puo` rubarmi il titolo, che ci provi qualcuno, sfoderero` le piu` perniciose tra le mie armi e se non basteranno quelle oneste, visto che comunque parliamo di Iago, provero` con quelle disoneste. Ricordate che ho stretti contatti con la yakuza.
Ma insomma avevo esordito dicendo che proprio adesso che mi sentivo cosi` a mio agio nei panni del traditore dei traditori ecco che mi sono trasformata, a dispetto di me medesima. in Amleto. Ho financo cambiato tragedia. Tutti i miei dubbi esistenziali ritornano a galla. Ci ho davanti questo gran pentolone pieno di brodo ma dentro il brodo brancolano i cadaveri di tutte le mie domande senza risposta. Pesco e ripesco ne viene fuori sempre una nuova. E’ tutto di nuovo in discussione, tutto sottosopra. Questo brodo piu` rimesto piu` mi disgusta. Da dove parto, da dove comincio? Mi ero detta occhei, forse ho bisogno di parlare liberamente con quelli che piu` mi son vicini, forse questo trambusto puo` essere parzialmente risolto con dei civili colloqui all’occidentale, eppero` il problema ahime` a me fin troppo noto e` che spesso, assai spesso, non mi sento libera di parlare. Mi sento che se parlo, se dico quello che penso, faccio dei casini. Che poi e` un po` la verita`. Esprimendomi liberamente ho in passato troppo spesso creato dei gran casini e lo so, non e` giusto dover pagare per sempre per tutto cio` ma a questo proposito ho un’aneddoto che riguarda la mia infanzia e quella di mia cugina Valeria. Eravamo bambine al mare e mia madre provava a insegnarci a nuotare e non ci riusciva. Cercava dunque di persuaderci che noi eravamo ben piu` leggere dell’acqua, per questo avremmo galleggiato. A un certo punto mia cugina, ragazza peraltro molto intelligente, dice “zia io lo so che sono piu` leggera dell’acqua, ma l’acqua lo sa?”
Ecco cosi` mi sento adesso che quando provo a parlare mi viene quella paura irrazionale di perdere tutto di rimanere sola e finisce che non solo non parlo ma smetto di farmi delle domane, eludo il pentolone.
Come se non bastasse uno dei miei me ha deciso di farmi un regalo ovvero: essendo il problema legato alla parola, avendo questo mio me paura che io in un momento d’infelice incoscienza mi pronunci troppo liberamente provocando cosi` un effetto domino di catastrofi, il mio me mi ha fatto venire mal di gola. Un mal di gola che l’ultimo mi era venuto appunto diverso tempo fa, una volta che avevo paura di dire come mi sentivo.
Ci ho la censura psicosomatica.
Sono afona. Qualcuno dira` poco male, tanto i mimi non parlano. A questo qualcuno vorrei ricordare che i mimi parlano e che comunque non e` questo il problema. Sono costretta a un silenzio esistenziale. E non c’e` borocillina che tenga.
Certo un Amleto muto non si era mai visto. Se dunque provate a parlarvi e sembra che non vi presti attenzione vuol dire che sono concentrata nel ripetermi mentalmente essere o non essere…

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply