Giu 11 2010

muble muble

Voglio stare dentro l’intervallo della Rai di quando ero piccola. Con tutte le pecorelle immobili in un incredibile paesaggio abbruzzese che poi non era molto diverso dal paesaggio molisano che vedevo fuori dalla mia finestra e che odiavo, odiavo, perchè fuori dalla mia finestra altro che pecore avrei voluto vedere, grattacieli, metropolitane, cinema e consumismo.

Odiavo le maledette pecore molisane e la quiete e la gallina che tornata in su la via ripete il suo verso e la siepe che dall’ultimo orizzonte il guardo esclude. Leggevo cioè e le lettere delle mie coetanee che andavano al cinema in metropolitana e io in metropolitana non ci ero mai andata e invidiavo tantissimo mia sorella che una volta era andata a Milano da uno  specialista della crescita (perchè i miei erano convinti che non crescesse abbastanza, e col tempo hanno dovuto ricredersi) ed era andata sulla metropolitana che l’aveva fatta sbucare proprio davanti al duomo, davanti al duomo di Milano quello delle foto! (quello la cui miniatura hanno spiaccicato sulla faccia dell’attualo presidento del paeso)

E allora che faccio? ci ho sedici anni e ci ho una storia con uno che mi piace tantissimo, mi piace tantissimo davvero e nella mia ingenuità adolescenziale di una che non ha ancora esperito la potenziale meschinità del maschio penso pure che me lo voglio sposare e stare con lui in campagna in mezzo alle pecore. Mi piace molto questo tipo che ci ha la cinquecento e mi canta le canzoni degli uddue accompagnandosi con la chitarra e mi chiama ca e io l’ho conosciuto già da diversi mesi e vorrei tanto diventare la sua fidanzata; è dall’estate che facciamo il tiremmolla abbiamo anche trascorso parte delle vacanze insieme poi è ricominciata la scuola e lui a scuola non ci va, no, perchè va già all’università, e mi viene a prendere con la cinquina davanti al cancello del liceo e io quando vedo la cinquina bianca e lui affacciato dal tettuccio mi squaglio, ecco che faccio, mi squaglio, e vorrei stare tutto il tempo con lui
MA
poichè questo non è il blog di Shakespeare e nemmeno quello di Checov c’è un problema, che non è che le nostre famiglie si odiano, che non è che lui deve partire per la guerra, che non è che c’è uno Iago nascosto da qualche parte nè un gabbiano che gli caga sulla camicia NO, il problema è molto banalmente che a lui piaccio io ma gli piace pure un’altra.
Ebbene si lettori e lettrici avete letto proprio bene questo tipo di cui ero follemente innamorata da adolescente aveva anni credo ventuno e ancora si dibatteva in dilemmi preadolescenziali tipo mi piacciono quattro ragazze penninchiostrecalamaio chi butteresti nel pozzo? chi nelle spine? chi nel letto dell’amore? e lei certamente ti risponderà così…
Insomma il ragazzo un pochino intrappolato in dilemmi ormonali mi vuole e non mi vuole o meglio non vuole solo me e allora per alcuni mesi finisce che, come si suol dire, ci frequentiamo. Ci abbiamo una storia. E però io arrivato novembre sono stufa perchè lo vorrei tutto per me. Questa è la verità. Ed è il grande intoppo nel quale è inciampato il mio comunismo interiore.
Allora un giorno non gli dico niente e sparisco. Ebbene sparisco e vado a Milano, che non ci ero mai andata, e vado a vedere il duomo proprio quello della pubblicità proprio quello che mia sorella aveva visto anni prima uscendo dalla metropolitana e io non l’avevo visto mai. Vado a Milano e Milano è bellissima. Ci sono tutte quelle cose che non ho visto mai e che ho sempre desiderato. I palazzi sono altissimi e la gente è tanta e incontrare qualcuno che conosci è davvero davvero difficile e le persone mi sembrano civili, ecco come mi sembrano,  mi sembra che se attraversi la strada sulle strisce si fermano, mi sembra che non urlano, mi sembra che ci sono gli autobus e addirittura i tram tutti arancioni ed è bellissima Milano ecco com’è, e c’è quella nebbiolina c’è quel grigio che mi fa finalmente sentire la protagonista di uno dei fotoromanzi che leggo su cioè. A Milano c’è tutto a Milano le persone non ti guardano se sei vestita diversa e spesso sono vestite ancora più diverse di te. Il diverso è uguale a Milano e ci sono gli artisti di strada che io non li avevo mai visti e le persone si siedono sulle scale del duomo e passeggiano e io penso che da grande vorrò per sempre vivere a Milano ecco dove vorrò vivere. Penso che me ne frego della profondissima quiete ove per poco il cor non si spaura. Voglio stare nell’uggia affollatissima di una città dove esiste la Rinascente.
Vado a Milano e sono giorni segreti il cui contenuto è ancora uno dei miei segreti più teneri e ho sedici anni e come al solito mentre sono lì, a sedici anni in mezzo all’uggia milanese, non penso ai pericoli potenziali che corro, penso solo che Milano è bellissima e che mi sento una sfigata a essere nata nella provincia di Crampobasso e che ci credo, se una nasce nella provincia crampobassana tutto quello che si merita è un innamorato che non sa se essere innamorato di lei o di un’altra.
Ma ho sedici anni e quelli sono i primi giorni milanesi della mia vita e mi sembra tutto magico e ovattato, e Milano mi sembra il mio risarcimento e il mio riscatto possibile. Di colpo la mia vita è piena di sogni realizzabili e mi rendo conto che avere sedici anni vuol dire che tra due anni potrò andare dove vorrò io e quindi forse addirittura a Milano a riscattarmi a prendermi quella vita che mi spetta altro che fidanzato in cinquina che mi canta gli uddue. Milano è la città della moda della musica della vita forse chissà anche del teatro perchè no, Milano è Milano voglio vivere per sempre in questo mondo di metropolitane e il sabato andare alla fiera di Senigallia sul Naviglio e sentire i ragazzi che parlano con quell’accento così esotico. Pochi giorni milanesi mi fanno fiorire dentro una voglia di vivere che mi rivolta tutta la tenera panzetta intestini compresi mi fa vibrare di sognabilità mi fa emozionare mi fa sentire che c’ho diritto anche io a prendermi la mia vita in mano che la vita non è solo quella classe schifosa marcia all’uscita dalla quale mi aspetta solo un fidanzato che è mezzo mio e mezzo di un’altra.

Poi dopo qualche giorno devo tornare a casa.
Allora torno a casa e mi porto dentro questa Milano che manco in un manifesto futurista, mi porto dentro l’esaltazione della macchina, la brillantezza della tecnologia, la velocità della metropolitana che passa alle ore comandate.
Torno a casa e tutto è come prima.
Il fidanzato a metà vistami sparire così d’improvviso si sente stanco e perduto. Mi dice che se voglio umilmente mi porge anche l’altra sua metà, quella che sempre mi aveva negato perchè avrebbe voluto darla all’altra. Io ci penso un po’, ma non troppo. E me la prendo.
Così diventa il mio fidanzato.
Poi dopo un annetto scarso lo lascio e succedono altre cose che stanno su una puntata di cioè che ho perso.

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