Set 13 2010

mi accontento di poco

In preda alla melanconia settembrina mi trascino attraverso i miei trentametriquadri senza sapere bene dove appoggiare le mie pene per liberarmi le mani. Mi sovvengono le parole di uno che incontrai per caso molto tempo fa, e per caso trascorsi alcune decine di ore con lui in un posto dove credo mai più tornerò. Quest’uno, in una giornata estiva stranamente grigioblu, osservando con una certa compassione la mia meteoropatia, mi consigliava di mettermi al computer e cercare di chiudere qualche faccenda, raggiungere un obiettivo, portarmi avanti con la vita. Quel giorno lontano se non sbaglio feci proprio così e, ignorando il mio ospite, per orintere mi rintanai con entrambi gli occhi dentro il piccì cercando di cavarne fuori qualche cosa di sensato. Forse ci riuscii, ma ora non ricordo. Ciò nonostante oggi proprio questo ho fatto, mi sono piazzata di fronte allo schermo del vetusto amico e compare e ho provato, come si direbbe, a quagliare. Alle undicevventicinque l’unica cosa quagliata sembra essere il mio cervello eppure lo so che domani mi sveglierò e potrò tirare alcune felici righette sulla lunga lista di cose “da fare tutte, ma una alla volta” che campeggia nella mia inutile agenda.

A un certo punto, non ricordo bene per quale motivo, sono uscita di casa a fare una commissione qualsiasi, e mi sono resa conto che ero in centro storico, a Bologna, ero uscita di casa a piedi e a piedi mi apprestavo a ritornarci, i portici stavano immobili sopra il mio ciabattare e il 13 mi sfrecciava a pericolosa velocità a pochi metri. Questa improvvisa consapevolezza, lo ammetto, è bastata a farmi chiudere meteoropatia e varie nostalgie nell’ultimo cassetto della cassettiera in bagno. Ho sorriso e mi sono detta che in fondo non è poi così male. Non è per niente male.
Certo rimane il fatto che la città ancora non m’appartiene e che mi trovo, di sera, a non sapere dove andare a fare le così dette amicizie. Ma rimango fiduciosa. E nel frattempo ho molti film da vedere e una serie di decisioni fondamentali da prendere, che voglio dire, mica bruscolini.

Intanto mi vengono i dubbi esistenziali. Ripartono i miei corsi e non sono pronta per nulla. Cioè, non che non sappia cosa dire. Che cose da dire ne ho sempre. Ma mi viene da pensare a che pro? Chi me lo fa fare?I soldi?Il bisogno di condividere le (pochissime) scoperte di questi anni di lavoro su una cosa che non so manco come definire?
Di che si occupa Carla Vitantonio? Io spero sinceramente che nessuno mi faccia mai più questa domanda perchè non saprei proprio cosa rispondere. Adesso pago un ghost writer che mi faccia un abstract e io lo imparerò a memoria con uno di quei metodi di memorizzazione veloce e lo sciorinerò ogni volta che se ne presenterà l’occasione.
Di cosa si occupa Carla Vitantonio? ella è esperta di sacro nulladiscettare e da anni prova a introdurre novizi all’arte dell’introspezione attraverso la parola pur sapendo si tratti di un controsenso che trova le sue radici nella stessa natura umana e forse proprio per questo dopo anni undici di disonorata carriera ancora non accenna a mollare. Oddio, accennare accenna, ma per ora accenna solo.

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