Dic 25 2010

un altro natale in casa vitantonio

Published by lucilla at 13:29 under cagate, campobasso, viaggi, carla vitantonio, famiglia, bologna

E’ andata a finire che mi sono ammalata pure io. I compagni e le compagne uno dopo l’altra cascavano sotto la scure dell’influenza che ci ha braccati chi all’occupazione dell’autostrada, chi all’invasione della stazione, chi fuggendo via da piazza del popolo, io ero là che resistevo e mi dicevo oi, la rivoluzione m’ha riempita così tanto di entusiasmo che anche i miei anticorpi sono sulle barricate. Invece a un certo punto mi sono svegliata ed ero tutta un tappo di schifosissimo moccio, tutta na debolezza. M’ha preso anche a me, malefico e reazionario raffredore dei miei stivali, m’ha preso e m’ha rigirata come un calzino, m’ha tutta scombussolata e ieri in viaggio con Fabiano l’automobile sembrava un lazzaretto, fazzoletti aspirine e starnuti, ma noi inesorabili procevedamo verso sud. Implacabili nonostante la preoccupante temperatura corporea ci raccontavamo i fatti importanti e meno importanti, le cose della politica e i pettegolezzi, e insomma piano piano siamo arrivati ognuno a casa sua, io personalmente, disfatta davanti all’anguilla (buonissima, peraltro) ma insomma m’ha preso subito la depressione all’idea di stare lontana da Bulagna per quasi venti giorni. Eh si, m’ha preso la depressione, e chi l’avrebbe mai detto solo due mesi fa, che mi sarebbe venuto lo scoramento a pensarmi lontana da Bulagna? chi l’avrebbe detto che tanto mi sarei felicemente incastrata con le persone che stanno là?

E allora in questa depressione e in questa paura della solitudine sono anche un po’ felice perchè mi sembra che non sono proprio la merda che a volte penso di essere, che sono capace ancora di trovare di incontrare persone di amarle e anche forse un pochino di lasciare che mi amino. E poi c’è il movimento che anche il movimento per carità adesso starà mangiando lasagne ma molto presto molto presto si alzerà dalla tavola precaria e io non vedo l’ora di tornare in emiliarrumagna per stare nel movimento e sentirmelo che mi pizzica la pelle.
Questi pensieri sono un po’ sconnessi perchè ho la febbre però volevo scrivere per fare un pochino il punto. Dovevo scrivere che sennò mi sento come muta.

Le cose cambiano cambiano velocemente e io sono sempre così confusa sempre così in corsa e quest’anno non ho manco il tempo per scrivere il consueto post sulla famiglia vitantonio perchè ho mio nipote che vuole che lo porti sulla bicicletta ma insomma son sicura che domani o dopodomani ci riesco

E poi penso al mio nuovo socio e spero che stia bene e non si dimentichi di me
E penso all’amichette nuove mie e spero che mi conservino una fettina di bene e di entusiasmo
E penso ai friccichi che mi vengono e mi viene da ridere e spero che mi tornino anche l’anno prossimo, i friccichi

E poi arriva mio padre che dice andiamo a fare na camminata cosi’ ci prepariamo meglio ad accogliere il pranzo e io con tutto che ci ho la febbre mi vesto e vado perchè la camminata preprandiale è di buon auspicio

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