Mag 24 2011

guida intergalattica per attivisti, ottavo episodio

Questa settimana quasi riposo. Gli esami imperversano, appelli si sommano ad appelli, interi ettari di foresta amazzonica servono allo scopo di fornire fotocopie di improbabili articoli su escheriane teorie delle politiche internazionali. Allora non abbiamo spinto troppo, questa settimana solo una data: Vicenza.

Ci andiamo domenica, dopo un finesettimana bolognese, che io era una vita, che non stavo a Bologna il finesettimana, e allora me ne sono andata al Tippiò a dare una mano che c’era un superconcertone, e a me andare al tippiò a dare una mano mi piace un sacco. Mi sono resa conto che cambiano le geometrie umane e che i punti di riferimento che avevo a novembre non sono quelli che ho adesso.
Ce ne andiamo che sono le cinque, il socio e io, stanchissimi, che all’idea di partire dopo poche ore mi viene male, eh già che nel mezzo devo pure studiare.

Ma è già giorno e c’è il sole, il socio mi viene a pigliare al solitoposto, ma la papaleomobile è densa, carica di pensieri, io non lo so a cosa stia pensando, il socio, ma pensa velocissimo e secondo me alcuni sono pure pensieri neri perchè io proprio non riesco a scalfirli, nemmeno esponendo la mia nuovissima teoria dell’amore universale che anzi, lui mi smonta subito, allora desisto, mi metto ad ascoltare la musica, che fuori ci sono trenta gradi e io mi sento una spugna degli scoramenti altrui.
Penso alla stagione estiva, che stiamo organizzando, alle date in giro nei festival, a quelle che faremo e a quelle che invece no, non faremo perche’ non c’e’ tempo e non ci sono i soldi e non ci sono e non.
Penso che vorrei fare più date possibile da qua a fine agosto, che poi a settembre altre lotte ci porteranno in piazza, e chissà se sarà ancora la stessa piazza o se ci scriveremo letterine da piazze diverse, il socio e io.

Arriviamo a Vicenza ma al Bocciodromo non c’è nessuno, che sono tutti a fare il mundialito, bella storia il mundialito, mi sembra l’unica partita di calcio che possa servire a qualcosa di più dignitoso che allo spargimento del testosterone in eccesso nella tifoseria. Lo spazio è una figata, gigante giganterrimo, ma poi tutto nuovo, gli ambienti divisi, tutto messo a posto, e i compagni che ci accolgono ci spiegano con fierezza che hanno fatto tutto da soli, persino la palestra che oh, è davvero una figata. La palestra del Bocciodromo diventa presto l’unico motivo per cui tornerei a Vicenza, che invece mi pare una terra infame dove per fortuna questo trasversalissimo movimento del no dal molin ha creato qualche cosa, perchè sennò ci avevano solo i mmericani e la lega.
La sento, attorno, la lega, la sento nei commenti e anche negli scherzi, la lega quella proprio viscerale, quella che tredici anni fa, appena sbarcata a Padova, mi spaventò.

Ma siamo già nella nostra modalità produttiva, il socio smanetta, io monto le mie poche cose, preparo i giornali, mi riposo, mi sento appesantita e un po’ preoccupata, facciamo le luci, il socio dice di voler vendere le sue quote della società, poi dice che no, ne vuole acquistare altre, insomma, non è proprio convinto di quale posizione prendere nel futuro venturo, io ho voglia di lanciare sassi, ho voglia, di fare le-cose-che-non-si-fanno. Ho voglia di mettere da parte la non-violenza. Ho voglia di essere maschio e di far sbollire tutta la frustrazione con una rissa.

Invece non faccio niente di tutto questo, sono già le dieci e cominciamo lo spettacolo, ogni volta nella stessa maniera, e ogni volta cambio qualche cosa, provo a metterci più cura, e a seconda del posto dove siamo mi fermo di più su questa o quella parte. Epperò stasera qualcosa va storto, sarà questa mia rabbia improvvisa, mi sembra di farlo proprio male, ma la gente no, la gente pare non accorgersene, dice propriobello io penso menomale, forse sono io, ad essere troppo esigente.

Dopo lo spettacolo la cosa più bella sono le chiacchiere, le chiacchiere con chi ci racconta delle lotte, dei problemi, delle proposte, e magari ci chiede pure qualche consiglio. Io ho sempre un po’ di problemi a parlare di politica, temo di fare strafalcioni, però mi piace sempre di più questa cosa che succede, che collezioniamo storie e ce le portiamo in giro da un punto all’altro dello stivale.

Ma è tardi, mi metto alla guida, il socio a lato e il mostro dietro, verso il centro della valpadana. Forse la papaleomobile è un po’ più leggera adesso, io mi sento come sollevata, il socio mi mette una musica che mi piace, ma lui non lo sa. Mica gli devo dire sempre tutto.

Arriviamo a Bologna che sono le tre e la luna immensa incombe su di noi da sinistra, San Luca si vede e non si vede, noi ancora una volta siamo indecisi sul da farsi ma poi come sempre accade quando siamo ai bivi uno di noi due diventa risoluto, e scioglie l’amletico quesito pure per l’altro.

Che poi mi sono svegliata ed era lunedì, davanti a me l’ultima settimana di master

e il dubbio di essere diventata immortale.

One Response to “guida intergalattica per attivisti, ottavo episodio”

  1. cisteon 24 Mag 2011 at 16:11

    ma perché diventi reticente proprio sul piú bello?

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