Mag 26 2011

è la cisterna, signor capitano

Published by lucilla at 02:20 under casa, padaniacity, nordest, carla vitantonio

che stavamo lavorando a uno spettacolo insieme, ma io l’avevo visto molto tempo prima. L’avevo visto e soprattutto l’avevo sentito suonare, e avevo pensato che sarebbe stato bellissimo, prestare la mia voce mentre lui suonava(poi, quando tutto accadde, lui non mi credette mai, non credette mai a quanto mi piaceva sentirlo suonare) che poi a un certo punto ci trovammo a lavorare insieme. E a me sembrava un miracolo. Arrivava con quei pantaloni a metà gamba, sempre un po’ sbattuto (io stavo con un altro) e alla fine di ogni prova mi diceva quanto gli piacesse quello che stavo facendo (lui stava con un’altra). Avrei voluto dire di sì a uno dei suoi inviti a pranzo, e invece me ne fuggivo sempre in bicicletta prima che il discorso si trasformasse in qualcosa di personale, me ne scappavo e ci pensavo, pensavo a quando durante un concerto mi aveva dedicato una canzone (lui non se lo ricordava nemmeno).Fu l’ultimo giorno delle repliche che decisi, proprio lo decisi, che non volevo più scappare. E lui come un galantuomo d’altri tempi mi chiese se poteva baciarmi. Eravamo in un luogo che non esiste più, la magia di un mondo sotterraneo attorno a noi, un trans si era proclamato mia sorella, un amico si era gentilmente eclissato, al piano di sopra uno strano privè consumava corpi che non conoscevamo.Mi ricordo di quegli occhi brillanti e di una notte in cui mi ripetei che forse potevo non innamorarmi di lui, che era solo una voglia passeggera. Ricordo di avergli detto “non voglio essere la fidanzata di nessuno”, ricordo la sua (brevissima) frustrazione, ricordo i suoi “io invece ci ho pensato”, ricordo di un bracciale che lasciai nella sua borsa e che mi restituì come se avessi dovuto non rivederlo mai più, ricordo di un’estate in cui lo incontravo solo quando la notte era già finita, ricordo visite nel mezzo del mio sonno precario, in una casa che avevo voluto senza letti matrimoniali (nel frattempo, l’altro era scomparso, e pure l’altra), ricordo le sue paranoie delle quattro del mattino, che io non riuscivo a interpretare come gelosia, ricordo che ci abbiamo provato, ricordo che a un certo punto abbiamo smesso di respingerci, ricordo il suo coinquilino che mi diceva “fra un po’ ti regalo le chiavi di casa”, e io che arrossivo, perchè pensavo che fosse una cosa assolutamente segreta, ricordo le scenate, le incomprensioni, le volte in cui avrei voluto ucciderlo, ricordo la cattiveria, ricordo pure quella volta in cui rimanemmo a leggere i fumetti per tutto il pomeriggio sul mio divano.Ricordo di quando finalmente mi decisi e gli dissi che io c’ero, ma lui non c’era più, e mi confessò che lui non ci credeva, non ci credeva all’idea di me e lui insieme, non ci credeva (più). Ricordo Carlarella e le turnè  e quella volta che mi prese in braccio e cademmo come due stupidi sulla ghiaia, ricordo quando in mezzo alla strada mi chiedeva di fare le piroette e io lo guardavo ed esisteva solo lui, e tutto il resto era un’ancora verso di lui e mi sembrava, davvero, che solo il presente ci fosse. Ricordo di una volta in cui eravamo disperati in auto, mi prese la mano e se la mise sulla guancia.Ricordo i suoi fischi sotto la mia finestra alle cinque del mattino.Dell’ultima volta che lo incontrai, davvero, non ricordo.Poi ci furono degli anni di silenzio.Ricordo pochi mesi fa, io e lui in un garage, io e lui in mezzo alla gente, io e lui insieme, io e lui separati. Lui, e le cose che non volevo accogliere, che adesso, dopo tutta questa distanza, sono mie (mio malgrado).Le cose non ritornano, non si ripetono, non si rinnovano.E’ la cisterna, signor capitano, diceva all’inizio.Dormi, è solo la cisterna, questo perpetuo gocciolare d’anima, è solo la cisterna, dormi.

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