Giu 14 2011

guida intergalattica per attivisti, decimo episodio

E siamo a venti date, esordisce il Socio una volta in auto, mostro caricato e un’ora e mezzo di ritardo sulla nostra tabella di marcia. Già, oggi domenica 12 giugno, mentre furiosamente il così detto popolo italiano esprime il suo diritto a ripigliarsi la sua acqua la sua terra e non solo, oggi viaggiamo verso Ancona e là faremo la nostra ventesima data. Erano due settimane che non partivamo, il Socio e io, io mi sento in una nuova fase a cui non so dare un nome, abbiamo dovuto incontrarci, abbiamo dovuto parlare, forse un po’ ci siamo pure dovuti chiarire perchè non è che l’armonia della turnè uno la guadagna una volta per tutte, no, siamo sempre in questo precario e volubile equilibrio, le distanze non sono misurabili perchè cambiano in continuazione, e noi ci adattiamo ci modifichiamo ci facciamo più o meno liquidi così finisce che anche questa volta partiamo in silenzio e io lo so che affianco a me c’è uno che non so chi è e che però al tempo stesso è la persona che stasera farà di tutto, ma veramente di tutto, per permettere allo spettacolo di andare bene.

Arriviamo al mondialito antirazzista di Ancona e la prima dimostrazione d’accoglienza e d’amore è la gigantesca piadina alla salsiccia che ci aspetta insieme a Silva, che presto si mette a parlottare fitto con Francè e Disgrà (che stasera c’è anche lui, per fare la presentazione di Frame), di nuovo siamo catapultati nel racconto della vita, dello spazio, delle lotte, e io ascolto, parlo poco che ho sempre paura di dire cagate, quando si tratta di politica io mi esprimo attraverso il mio Socio, che lui è uno che in queste situazioni si porta molto meglio di me. Ognuno fa quello che sa fare meglio, nella nostra societalcinquantapercento, proprio come nel mondo che sogno io quando sono felice.
Ma altro che funky & groove, la situazione stasera è veramente da sport estremo, bambini scorrazzano coi monopattini sul palco mentre un’intera squadra di calcio ghanese si veste nello stesso punto in cui avevo previsto di calare il telo, ho il panico che mi pervade la faccia ma poi guardo il socio e lo vedo, che un pochino è impanicato anche lui, eppure come al solito si gestisce tranquillamente la situazione e io penso occhei, occhei, se ce la fa lui ce la posso fare pure io, del resto lo spettacolo senza di me non si fa, no? Ma poi ecco tutto di colpo cominciamo ed è un’accelerata pazzesca, arrivano le persone, Disgrà fa una presentzione fichissima opportunamente sostenuto da Francè e dalla sottoscritta, ci cambiamo nello spogliatoio più surreale della storia ovvero dietro un cespuglio con la luna quasipiena che ci illumina e poi ecco stiamo già per fare lo spettacolo ma proprio mentre sto per cominciare vola un pallone a incredibile velocità a pochi centimetri da noi e il Socio non può fare a meno di ridere mentre nel buio del bosco un tipo bestemmia a denti stretti poichè il pallone non viene più fuori. Sono magicamente arrivati pure Reka e La Pa e io quasi sono commossa, mi pare di rivedere degli amici d’infanzia, mi sembra una vita fa che siamo andati al mare tutti e quattro insieme e l’estate mi sembrava tutta per me tutta preparata a una turnè sensazionale e Bologna m’appariva accogliente il futuro roseo la giovinezza intramontabile gli amici erano tutti splendidi gli uomini tutti gentili l’amore non più un vicolo cieco da evitare ma una possibilità forse un giorno di nuovo da esplorare mi pare che siano passati anni interi da quando quel giorno facemmo il bagno al Conero, li guardo Reka e La Pa e sono proprio contenta che ci siano. Che poi lo so, le situazioni non sono facili, sono anzi spessissimamente complicate e anche loro hanno fatto la loro porca scelta stasera a essere qua a vederci. Io sono felice.
Finisce, finisce lo spettacolo, con le bambine figlie della squadra del Perù che vogliono l’autografo della principessa ovvero io, e i compagni e le compagne che anche qui ci fanno sentire il loro calore che ancora dopo tutti questi mesi ci fanno capire che in qualche modo quello che facciamo ha un senso, io guardo con gratitudine il Socio che stasera ha davvero fatto un quasimiracolo, ma dura poco questo stato di grazia, che sono divelta sono stanca e pure il Socio lo è, in meno di mezz’ora là dove c’era la festa non rimane che il bosco e noi siamo già in viaggio verso il letto dove dormiremo stanotte. Cantiamo e ci raccontiamo i sogni e le aspettative, e sembrano lontanissimi quei momenti in cui parlavamo scorati del fatto che proprio non ce la facciamo, che ci vogliono più soldi ci vogliono altri lavori e questo spettacolo e questa società potranno essere belli quanto vogliamo ma non ci fanno mangiare abbastanza e per questo moriranno, sembrano lontanissimi i momenti di sconforto e invece era poche ore fa, ma adesso siamo pieni della gioia e degli sguardi di chi c’è stato, della gratitudine reciproca, e pure di stanchezza.
Non abbiamo fatto in tempo ad entrare in questo nuovo stato che già ne dobbiamo uscire, è lunedì, il tempo è miserabile e il viaggio gramo, Bulagna a zanne scoperte ci attende e non ci riusciamo a fare manco un poco di mare. Ma proprio quando sembra che non ce la facciamo, a capovolgere questa giornata, quando sembra che nessuna musica risollevi l’umore, ecco proprio allora, è un attimo, ci ripigliamo e di nuovo stravolgiamo il lunedì, tanto che io, mentre chiacchieriamo con Laire dei risultati del nostro referendum attorno al meraviglioso tavolo di cristallo, quasi mi dimentico che il giorno dopo avrò l’esame a cui tengo di più in assoluto, e vorrei rimanere nell’estrema periferia bolognese a farmi coccolare dalla Ire e disturbare dal Socio mentre fuori piove, e continuare a fare caffè d’orzo e cercare di ficcarmi nella testa qualche bislacca parola con lo scopo -nel prossimo match- di vincere il Socio al nostro NGS (Nuovo Gioco Segreto).

Invece me ne vado, a un certo punto, che ho capito ormai che il segreto è entrare a bomba e uscire dalle situazioni prima di trovarne sufficiente soddisfazione, me ne vado perchè devo prepararmi a questa settimana che mi darà saluti, addii e qualche lacrima, me ne vado anche perchè mi aspetta l’ultimo capitolo del manuale di storia della guerra fredda, me ne vado e lo so che tra pochi giorni di nuovo ci sarà un viaggio per il mostro, il Socio e me, so che sarà ancora diverso e diverse persone ci faranno sentire a casa, e non lo so quel giorno come mi sentirò, nè come si sentirà lui, però sono sicura che proprio nel momento in cui sembrerà che proprio-non-ci-stiamo-dentro, proprio allora tireremo fuori un telo bianco dalla borsa, un cavo segreto e miracoloso apparirà nelle mani del Socio e lo spettacolo, da solo, si farà attraverso di noi.

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