Giu 18 2011

di tutti i miei peter-pan

Lo spettacolo mi si scioglie addosso.
Succede a un certo punto, qualche minuto prima che io salga in scena, che tutto si allontani. Mi sento come sospesa, lontana dalle cose, non sono concentrata nè pensosa, mi pare piuttosto di andare da un’altra parte.
Poi incomincio.
E non c’è niente più.
A volte penso che la mia unica bellezza stia là sopra, o là sotto, a seconda di come uno la vede.
Penso che io sono io solo quando faccio gli spettacoli.
Forse è per questo, che tutti gli uomini che si sono innamorati di me lo hanno fatto guardandomi in scena. E poi non appena mi hanno conosciuta, un piede in una ciabatta infradito anche a febbraio e l’altro nell’ennesima paranoia, sono scappati a gambe levate.

Io vorrei stare sempre così, come quando faccio gli spettacoli. Lontana da tutti, sola.
A mettere in fila i pensieri, a dare corpo alle cose con la voce, vorrei stare dentro le situazioni che descrivo e che per questo, cazzo, vivono. Vorrei ripetere la stessa cosa mille duemila volte. Vorrei non avere bisogno di niente e di nessuno. Quando faccio gli spettacoli non ho bisogno di niente e di nessuno, no, mi basto. Ci siamo io e me. E le facce, le facce di chi ascolta e di chi guarda, i corpi che reagiscono, le risate, le lacrime.
Così, vorrei stare.
A volte penso.
Penso che tutto il resto sia brutto perchè io non ci so stare a mio agio come sto sul palcoscenico quando racconto le storie.
Penso che quando faccio gli spettacoli arrivo fino alla fine, fino alla fine, eppure mi godo tutto momento per momento.
Mentre faccio gli spettacoli non sento il disamore, la distanza, non sento la solitudine.

(il tripudio di Narciso, ecco come lo dovevo chiamare, questo post)

E poi penso che un giorno non avrò più niente da dire. Che la mia bellezza morirà, che non mi illuminerò più quando salgo sul palco. Che i visi non mi rapiranno più, che diventerò sorda. E penso che questo succederà presto. Penso che la vita non sono solo i miei spettacoli. Penso che le persone passano, le persone se ne vanno, penso che.

Ci sono dei momenti (stasera, mentre mi accovacciavo accanto al manichino e ripetevo la mia poesia prima che OTTO finisse) in cui penso al giorno in cui non farò più questo spettacolo. E mi viene come una fitta, una stretta, mi prende come una morsa di ghiacchio nello sterno.

Questa è stata veramente la settimana degli addii. Basta, per favore.

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