Giu 20 2011

guida intergalattica per attivisti, undicesimo episodio

Le Papaleidi.
Attrice coprotagonista (dice lui), ruolo spalla (dico io), arrivo a casa Papaleo/Elena dopo minitour bresciano che m’ha regalato gioia, fatica, risate, struggimenti commozioni e un paio di lagrime nel vedere come le persone cambiano e a volte succede proprio quello che pensavi non sarebbe successo mai. La strada m’è parsa lunghissima, persino qualche lagrima m’è scesa mentre ascoltavo incazzatissima la musica di un passato in cui avevo molte più speranze e mi veniva voglia di cantare a squarciagola la mia tristezza invece solo mi colavano lagrime silenziose e io assistevo immobile allo scioglimento d’un grumo di cose alle quali nome non so dare. Ma il cammino era troppo lungo pure per la mia tristezza, dopo la prima mezz’ora mi ero dimenticata tutti i miei crucci e bestemmiavo contro gli italiani in vacanza che intasavano l’autostrada.
Mi salvava proprio sull’orlo della strage il Socio, attore protagonista, che m’invitava a pranzo prima della partenza per Rimini.
Con questo degno prologo sul groppone arrivo dunque sui monti Papaleici e subito mi cambia l’umore come se fosse cambiato il vento perchè il Socio, Laire e Nico m’accolgono in tutto il loro splendore e io improvvisamente mi ricordo che la mia vita è meravigliosa, che sono a pranzo coll’amici miei, che stasera farò lo spettacolo mio amatissimo e che un’immensa gialla estate m’aspetta pur giocando ogni tanto a nascondino. Insomma ecco il bello dell’essere lunatica, cambio umore velocissima e non rimpiango. Trascorre il pranzo tra le risate, gli scherzi, la camicia stirata del Socio e i soliti conti sui trenta centesimi,  partiamo. Il protagonista superattivo prende il controllo della lucillomobile e mi conduce fino a Rimini dove ci aspettano i meravigliosi e le meravigliose. Romagna! Si sente il mare che c’arriva nel naso portato dal venticello fresco, noi lavoriamo sodo per montare lo spettacolo e io pure nel mio piccolissimo cerco di darmi da fare, anche se sono un’imbranata e mi si deve dire per filo e per segno tutto ciò che c’è da fare, tanto che a un certo punto mi offro come portatrice ufficiale di birre, e riscuoto un certo successo.
Ascoltiamo Manila io mi piglio tutta la sua forza tutta la sua energia e il suo sole colpisce dritto dentro di me attraverso gli occhi e le parole. Ho proprio voglia di farlo questo spettacolo, che oggi fa la sua ventunesima replica e il mio obiettivo è farlo diventare più anziano del Sociomio.
Poi come al solito succede tutto di corsa, io mi sento proprio ispirata stasera e anche se faccio qualche errore vado dritta negli occhi di quelli che stanno davanti a me mi sembra come di squarciare una parete con le parole, sento il Socio dietro di me presentissimo muto e so che in platea ci sono pure i Papaleosenior lui anche se non lo dice è emozionato anche per quello e io, ammettiamolo, io pure.
Arriva la fine e sono tanti gli applausi tanti che un po’ mi commuovo e ancora di più mi commuovo quando qualcuno mi dice io non avevo mai visto un monologo, allora penso ai discorsi che facevo con le amiche mie attrici pure loro, penso a quando ci dicevamo che il rischio è dirci le cose tra di noi, penso che forse sì forse è un rischio ma stasera noi abbiamo davvero portato il teatro dove il teatro di solito non va e allora mi sento improvvisamente piena e fiera, mi pare che anche questo sia in qualche modo essere una militante, ecco, mi pare che forse questa sia una forma sottile ibrida di militanza ma lo stesso è militanza a tutti gli effetti e ancora di più sono grata a queste persone per avermelo fatto capire.
Generosi, generosi i Riminesi e generosa la notte che ci vede cenare sulla spiaggia e io rido tanto e vorrei fare il bagno ma dopo la terza bottiglia di vinbianco un po’ ci ho ripensato, che sono già le duemmezza e noi si deve tornare a Bologna. Con un po’ di saudade saluto Laire e Nico e i Papaleosenior e Manila e Fede, il Socio ancora superattivo riprende le redini della lucillomobile, per fortuna perchè io ho troppa voglia di stare seduta coi piedi sul cruscotto e sentire ottocentotrentasette volte la nuova canzonetormentone che m’ha regalato lui. Mi piace quando è condiscendente e non s’annoia se per l’ennesima volta premo play, anzi ride come se io fossi una bambina che ha appena scoperto l’autoradio.
Lunga lunghissima la strada del ritorno, ci parliamo poco, molto ascoltiamo, poi a un certo punto ecco che appare, lei, la basilica di San Luca, e io come di consueto semplicemente la indico sapendo che lui si ripete in testa le parole de LaFla.

Questo spettacolo ha creato un mondo di sensi nuovi e il Socioprotagonista ne è custode con le sue imperscrutabili Papaleidi alle quali io volentieri ogni tanto partecipo.
Mi domando come sarebbe stato se questa guida intergalattica l’avesse scritta lui, ma poi smetto presto di domandarmelo perchè tanto l’ho scritta io, e faccio quello che posso.

Arriviamo che sono passate le quattro, il giorno già si annuncia dietro le case e io non ho sonno.

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply