Giu 30 2011

amami accoltellata alle dueccinquantuno

Alle dueccinquantuno mi sveglio che il telefono suona. Ma dico come cazzo ti viene da suonare, telefonomiovegliardo, alle dueccinquantuno di una notte di tempesta?

Penso Pentothal per un amore telefonico
penso Vitantoniosenior per qualche tragedia
penso financo il Socio per comunicarmi un’ illuminazione dell’ultim’ora
ma invece il telefono proclama numero sconosciuto e quando finalmente esco dal sonno e rispondo nessuno dall’altra parte proferisce alcunchè.
Che ti viene un pochino da incazzarti.
Eh già che sto avendo delle giornate e delle nottate nientemale, che mi sveglio con la schiena come se m’avessero pestata e la casa mi sembra troppo grande o troppo piccola e i sogni sono sempre le peggiori proiezioni delle più grette paranoie.

Pioveva, stanotte, pioveveddiluviava, io volevo solo dormire e non pensare che il ministero degli esteri lo odio, lo odio porca miseria, per la firma che non mette e di conseguenza perchè si tiene nel pugno di ferro suo la mia squallida vitarella, lo odio il ministero degli esteri che non mette la sua stronzissima firma e mi fa stare in quest’angoscia di non sapere che cosa ne sarà di me nei prossimi mesi, io vorrei solo partire solo andare solo darmi la possibilità di guardare con occhi nuovi nuove cose, io lo odio, il ministero degli esteri, e stanotte il cielo greve si riversava sulle strade di Bologna producendo odore d’estate e mare e infanzia ma io mi rigiravo tra le mie lenzuola biancherrosse, finestra socchiusa, una solitudine incazzata, le travi a moltiplicarsi e ridursi in una persecutoria allucinazione, mi rigiravo con la schiena che urlava e pensavo al ministero degli esteri e a come la mia stracazzo di vituncola sia appesa ancora una volta al filo che qualche Parca reciderà, una Parca dal viso sconosciuto, e io là ad aspettare, io che mi stropicciavo tra le mani una lettera indirizzata al mio extutto, lettera scritta un mese fa e ancora in mano mia per paura per terrore per vigliaccheria, mi rigiravo la lettera tra le mani e odiavo il ministero degli esteri e odiavo lui, il mio ex, e avrei voluto che morisse in quel momento fulminato davanti alla mia finestra, e la lettera avrei voluto masticarla digerirla avrei voluto.

Pioveva, mi rigiravo, odiavo e pensavo a due domande, due domande che ieri mi sono arrivate come coltelli e m’hanno ferita perchè non sapevo la risposta e avrei voluto tanto saperla. Due coltelli sottiliappuntiti che sono entrati piano, precisi, profondi, proprio in quel punto molle che non riesco a difendere che non riesco a chiudere. Mi guardavo la ferita che colava sangue mio, mi guardavo il sangue che scendeva e io non morivo, non morivo ma il sangue usciva e mi sembrava di essere Prometeo, cazzo, con questa ferita che più sanguinava e più io ero viva, con questi coltelli avvelenati e il mio sangue rosso caldo nell’odore che mi sgorgava a fiotti e la casa non era più bianca era tutta rossa del mio sangue e delle domande a cui non avevo saputo rispondere e della sofferenza e dell’odio per il ministero degli esteri e per il mio ex maledetto lui nei secoli dei secoli.

Alle dueccinquantuno il telefono ha suonato ed erano solo i coltelli che premevano tra carne e ossa, nessuna voce nessuna comunicazione soltanto un sogno interrotto, sogno di me che improvvisamente mi trovavo ad andare a Berlino perchè il ministero degli esteri non mi aveva firmato la stracazzo di convenzione e io a Berlino non ci voglio andare ma a questo punto a questo punto io vado dovunque, pensavo nel sogno e penso adesso, perchè i coltelli bruciano e fanno male e le domande cui non so rispondere sono sempre troppe e perchè io

io cazzo non sono una di quelle persone che si lasciano col fidanzato
per mettersi con quello successivo che è già alla porta che aspetta

io non ho mai scritto uno spettacolo subito dopo aver finito la turnè di quello prima

io non sono mai ripartita appena dopo essere tornata

io so stare, questo lo so questo l’ho scoperto questo l’ho imparato, so stare nel passaggio so stare nell’unicità io non ho bisogno che una passione sostituisca l’altra io so stare anche nel vuoto so camminare sul filo che c’è in mezzo e so che anche questa è vita anche questa è densità anche questa sono io, il cammino che dal vuoto mi porterà a un nuovo pieno che non so quando nè cosa sarà però so che sarà e io sono fiera, cazzo, sono fiera di essere capace di vivermi i passaggi, anche se a volte i passaggi si chiamano lutti.

 

E però cazzo il ministero degli esteri potrebbe mettere la sua stronzissima firma e liberarmi e farmi partire
e poi anche il mio ex potrebbe scomparire in una dimensione parallela una volta per tutte
e poi tutti questi che non mi dicono se mi fanno fare gli spettacoli oppure no
ecco anche loro potrebbero darsi una mossa
e chi non sa se mi ama oppure no potrebbe decidere,
a me mi va bene qualsiasi cosa,
se non mi ami ci sto dentro il mondo è bello uguale soffrirò ma passerà come tutto passa
e se invece mi ami cazzo
amami
abbi finalmente coraggio
amami
come il temporale che stanotte ha invaso
Bologna la strada la casa le travi il sangue
amami alle dueccinquantuno
io non ho paura.

3 Responses to “amami accoltellata alle dueccinquantuno”

  1. giusyon 06 Lug 2011 at 23:32

    Cazzo hai proprio ragione. Epperò forse si sta meglio da sole che con persone incapaci di Essere.

  2. giusyon 06 Lug 2011 at 23:34

    ps: complimenti per il post, mi ha proprio appassionato! :)

  3. cisteon 12 Lug 2011 at 15:58

    brava,lucilla che sai stare e io che so ringraziare ti ringrazio per questo post

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