Lug 25 2011

attentato

Come se tutto il resto non fosse stato abbastanza, venerdí sera la mia automobile ha deciso che io sarei rimasta nella campagna fiorentina molto più a lungo di quanto non avessi preventivato.Era andato tutto per il meglio, o quasi. Certo, avevo un umore un po’ altalenante dopo il ritorno da Genova. Però tutto sommato ero pronta per quello che credevo mi aspettasse:un venerdì sera trascorso nella casa in campagna dell’Amicalice e del suo fidanzè, racconti di partenze, saluti, prospettive, un po’ di sana invidia (la mia) e un po’ di paura dell’ignoto (la sua), poi via, sabato mattina ritorno a Bulagna, studio matto e disperatissimo in vista dell’ultima tesina, magari una marchetta e di conseguenza qualche soldo, che ne so, tre euri. In fin dei conti con tre euri ci compro un sacco di scatolette di tonno.

Invece ho subito un attentato.
Un vero e proprio attentato. Me lo ha detto pure il mio socio, e di lui mi fido che è uno che conosce la vita. Insomma, di punto in bianco mi muoiono i freni della macchina. Ma è possibile, dico io? E soprattutto, possibile che succeda proprio di sabato? E possibile che ripararli costi così tanto? Io non lo so. Fatto sta che il uicchend produttivo si è presto trasformato in un uicchend di cazzeggio, e fino a qui mi va pure bene, ma la parte tragica dell’imprevisto è che il lunedì è diventato il giorno del suicidio del mio conto in banca. Ora dico, potrei mandarla al direttore del master, la fattura del meccanico, cercando di spiegargli che dovrò pagarla con i soldi con cui avevo pensato di partire per l’ (o)staggio, ma al direttore che gli frega? lui sta a Bruxelles e pensa che la storia dei precari che non sanno come vivere sia un romanzo d’appendice. Direttore, ma lo sa lei quanto guadagnerò io ad agosto? Glie lo dico io guardi, settantacinque euri. Un po’ pochino non trova? D’altra parte lo so, mica è colpa sua se il mondo va a rotoli e i precari per riqualificarsi devono dare cinquemila euri all’almamater di stocazzo e vendersi il fegato. Che poi io me lo venderei anche, ma nessuno lo vuole. Lei, per caso, ha bisogno di un fegato giovane? Certo il mio non è proprio messo benissimo, ma meglio del suo ci metterei la firma.
 

Che cosa mi posso vendere oltre al fegato? la macchina no, soprattutto adesso che ha subito l’attentato. Un piede? I miei piedi sono molto belli, giuro. Anche le mani niente male. Gli occhi no, sconsiglio vivissimamente. Cervello ne ho poco e completamente fottuto. Insomma sono messa maluccio in quanto a offerta. Che faccio? Che poi tutti mi dicono che mi stimano, tutti mi dicono di stare tranquilla, che il mio lavoro e il mio talento prima o poi verranno riconosciuti, tutti mi dicono seipropriounafica tutti mi ripetono che siamo sulla stessa barca.Eh no che non siamo sulla stessa barca, io gente che ad agosto guadagnerà settantacinque euri ne conosco pocassai, e di essere una fica me ne strafrego.Non siamo tutti sulla stessa barca, io per esempio sono su una zattera pronta ad affondare. Che faccio, mi tuffo?E poi tutti mi dicono che mi amano.Bugia, bugia, bugia.Non mi amano.Poi arriva quello col suv che mi butta sotto e mi dice che sono una cicciona strabica. E io penso vedi, lui si che ha trovato l’essenza della Vitantonio. Lui diventerà il mio guru, il mio spacciatore di fiducia. Ho settantacinque euri, che mi posso comprare un pezzo di religione da te, o mio guru del turpiloquio? 

A me certi giorni mi viene da piangere, mi infastidisco da me e mi sembra che ho sbagliato tutto. Soprattutto ho sbagliato a venire a Firenze in auto. In torpedone dovevo venire, cazzo, come ad Ajazzone.

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