Set 09 2011

la prima paranoia asiatica

Itaewon a pochi metri da casa è tutta un rigurgito di minigonne e soldati americani, di urla sigarette fumate a metà club sbrilluccicanti e scarpe dal tacco spezzato sulle surreali salite che portano in cima alla collina. In cima alla collina ci sto io, che stasera, venerdì, non esco, anche perchè non avrei nessuno con cui uscire e penso a molte delle persone che sto conoscendo in questi giorni, che sicuramente sono uscite e adesso sono in un club esclusivo con gli amici, e se non hanno gli amici veri hanno almeno i soldi per pagarsi degli amici finti che tengano bene la parte. Io a pagamento potrei fingere di essere amica quasi di chiunque, diciamolo.
Penso a questo mio sito che negli ultimi cinque anni è stato complice mezzo fine quaderno e finestra, e in questi giorni mi sta dando tanti crucci perchè qui tutti mi dicono che le persone rispettabili queste cose non le fanno.

Pare che le persone rispettabili non abbiano fantasie non abbiano storie, che non abbiano pulsioni e che siano sempre completamente coerenti con loro stesse, che indossino sempre le mutande del colore della camicia e che vivano in case dove lo scopino del cesso è dello stesso colore dello spazzolino, pare che le persone rispettabili non abbiano voglia di raccontarsi non abbiano nemmeno tempo, che non osservino, che non ascoltino, pare che siano troppo impegnate a fare le persone rispettabili.
E insomma in questi giorni va tutto bene non foss’altro che per il fatto che mi sento ingabbiata mi sento imbrigliata cazzo mi sento legata mi sento che se voglio fare la persona rispettabile magari è ora che questo sito io lo chiuda perchè le persone rispettabili non dicono quello che pensano.
Anzi.
Forse le persone rispettabili non pensano.

E invece io da questa casa sulla collina più malfamata della città ancora una volta rivendico l’umanità e la dignità dei pensieri dispettosi reclamo la bellezza del mostrarsi fragili incongruenti a volte indecisi spaventati, e pure di colpo un attimo dopo entusiasti e risplendenti di luce meravigliosa.
La rivendico, cazzo, la possibilità, anzi la necessità a volte, di stare in contatto con lo sporco, lo schifo, la bruttezza che sta dentro la panza malefica come uno spiritello cattivo di quelli che ti si aggrappano al piede e ti fanno inciampare sempre un gradino prima della salvezza, rivendico l’assoluta necessità di parlare con lo spiritello anzi con gli spiritelli, che tanti sono e a volte incomprensibili a noi stessi, rivendico cazzo rivendico questo come pure il diritto di spiattellare la propria felicità la propria gioia quando c’è, che già è così difficile porcapaletta già è tutto così stramaledettamente difficile, figuriamoci se poi uno si deve anche preoccupare di nascondere la bellezza eh no, io a questo gioco non ci sto uffa.

Invece in questi giorni pare proprio che arrivino mille messaggi subliminali collegati al fatto che così non si va da nessuna parte, che il primo passo per fare le persone rispettabili è non mostrare i sentimenti o meglio ancora non provarli punto.
E io invece vorrei dire che forse non sarò mai una persona rispettabile ma voglio rimanere umana, di carne e sangue, viva calda umorale materica, perchè secondo me questo è l’unico senso che si possa dare a una vitaccia faticosa e in salita.
Io voglio sempre avere il coraggio di cantare in bicicletta, io non voglio mai perdere la voglia di camminare senza scarpe, io non ci sto a vergognarmi di come sono, e lo so che sto facendo la parte di Don Quixote che si sfracica tragicamente contro i mulini a vento, ma ho trentadue anni, quasi trentatrè, proprio come gli anni di cristore, e non sarò mai una persona che accoppia le mutande alla camicia e ai calzini, non ce la posso fare e soprattutto credo di non volerlo fare, credo di volermi vivere così come sono, credo di cercare un posto dove tutto questo possa non essere soltanto un difetto una schifezza un errore io credo di cercare un posto dove le persone mi apprezzino non nonostante ma proprio perchè sono così.

Chiedo troppo chiedo troppo lo so e finirà che anche questo sito morirà il giorno in cui i soldi finiranno e tutti gli imbecilli che ho intorno avranno imparato a fare le persone rispettabili mentre io no. Loro ci avranno lo stipendio e io scriverò i nomi in coreano su braccialetti di cuoio sotto il ponte di Galliera a Bologna.
Oddio già me lo vedo.

Ma ecco mi accorgo proprio in quest’istante che m’ha preso la prima paranoia asiatica in questo infinito venerdì, s’era acquattata accanto a me già da stamane, complice il tempo bruttassai, foriero di tifone giapponese, s’era nascosta, la stronza, la paranoia malefica, e appena la stanchezza m’ha vinta ecco la paranoia saltare a piè pari sul tavolo e ballare volgarmente la sua macarena. Sarà che oggi ho visto il mio prof e ho pensato che è proprio bravo e che io sono una spiantata e non ce la farò mai e se lui fosse saggio davvero forse mi direbbe cercati un posto in pizzeria. Sarà che oggi ho ascoltato troppe troppe lamentele inconsistenti e inutili. Sarà che in questo cazzo di paese il tabacco non si vende. Sarà che mi sento un’imbecille ma insomma la paranoia spadroneggia dentro di me ed ecco il risultato.

Ma adesso io riprendo il controllo e mi fumo l’ultima sigaretta sul tetto della mia nuova casa a Itaewon, guardando il carnaio sotto di me immaginando l’odore della gente che si mescola e si contamina, mi fumo la mia ultima sigaretta e poi vado a letto.
Da lì a un altro giorno è solo un attimo, che trascorrerò dormendo.

3 Responses to “la prima paranoia asiatica”

  1. andreaon 09 Set 2011 at 18:59

    oddio! anche io avevo lo spazzolino dello stesso colore dello scopino del cesso… dopo ho dovuto cambiare, pero. perche mi confondevo sempre.

  2. Nathanon 09 Set 2011 at 20:19

    bah dai, mi sa tanto di paranoia da nostalgia di casa/inaspettata solitudine
    passerà presto.

    appena ti svegli, Carletta, buttati nella fiumana

  3. Il piccolo fiammiferaioon 11 Set 2011 at 14:20

    come te capisco, come te capisco.
    E comunque sono solo 20p a scatola…
    c’è freddo…

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply