Ott 23 2011

Non sono morta ero solo impegnata.

Succede che a un certo punto il mio ritardo sulla vita aumenta e quindi anche scrivere diventa faticoso, tanto più che ci sono giorni in cui mi domando ma scrivere per cosa, perchè? Succede che le ore trascorrono e io non faccio mai in tempo a fare tutto quello che avevo programmato, allora mi domando se non siano le ore che vanno troppo veloci o io che ho programmi troppo ambiziosi. Succede che mi viene una specie di sfinimento quando penso a questo sito e alla sua fondamentale inutilità insomma succede che ciclicamente mi abbandono un pochetto alla vita e la smetto di riflettere su quello che succede, tutto muore e la mia memoria si mette in stand by fino a nuovo segnale.
A dire la verità manco oggi il segnale è arrivato, allora ho premuto il tasto cerca-nuova-rete, perchè mi sembra proprio che ci sia qualcosa che non va, ho tutto questo silenzio dentro di me, tutta questa ovatta tutto questo intontimento.
E mentre cerco nuova rete butto giù qualche parola incarognita quanche nonsenso provo a verbalizzare porcapaletta che sennò mi pare che implodo.

Succede che sono arrabbiata ecco cosa sono, perchè a me questo paese mi sembra terribilmente, terribilmente maschilista, di quel maschilismo gretto che ti dice di non esserlo, di quel maschilismo infimo che si maschera di emancipazione. e ci sono alcuni maschi che mi hanno persino derisa, poichè “è la parola stessa maschilismo, ad essere anacronistica”e a me mi viene voglia di pigliarle a sberle, le persone così, cazzo.

Questo paese mi sembra così profondamente maschilista che le più maschiliste di tutti sono spesso le femmine, femmine che si adattano e si incastrano perfettamente dentro caselline improbabili, e se tu pocopoco non ci entri, in queste caselline, sono loro le prime ad attaccarti, loro le prime a distruggerti, e io mi domando perchè, mi domando se non sia forse la paura che un corpo diverso, una testa diversa, possa far crollare questo mondo dove portiamo tutte la 38 o la 40.
Mi lasciano agghiacciata le donne che mi deridono per il mio corpo, senza peraltro porsi alcuna domanda, senza preoccuparsi del fatto che questo corpo che ho, lui sì, è l’unica cosa veramente mia, e me lo sono guadagnato centimetro per centimetro, e ho rischiato più e più volte di perderlo, e si porta addosso questi trentadue anni di sbattimenti sì, ma anche di intensissima gioia e godimento e a me sembra una cosa meschina riportare tutta la nostra capacità di sfidarci sul piano di una taglia in meno, perchè le mie gambe non entreranno mai nei tuoi pantaloni ma probabilmente anche il mio cervello, anche quello non riuscirà mai a entrare nella tua scatola cranica, stronza.
E sei ancora più stronza perchè finisce che io le domande me le faccio sul serio, e comincio davvero a domandarmi se non sia il caso di mangiare meno e pensare meno, di perdere più tempo nei centri commerciali e di chiedere ai tipi con cui esco se mi portano la borsetta e se si mettono la mia stracazzo di foto nel portafogli.

E mi fanno incazzare tutti questi luoghi comuni sulle donne che fanno sesso per far piacere ai loro uomini, sulle femmine che se fosse per loro eviterebbero ma poi per compiacere e via discorrendo, mi fanno incazzare ancora di più tutti i maschi che proprio questo vanno cercando, la bambola passiva preoccupata solo del fatto che essi, come si dice qua, finiscano.
Mi fanno incazzare tutti questi maschi occidentali che vengono a scoparsi le bambole di carne e non si fanno una domanda che sia una. E mi fanno incazzare le bambole di carne. E non capisco dove stia l’inghippo, dove si trovi il nodo.

Dove devo andare a tagliare con le mie forbici? con chi devo prendermela? ha senso che parli di educazione sessuale con tutte le donne che conosco con l’unico risultato di essere presa per una pazza volgare con tendenze alla prostituzione? Tutto questo mi fa incazzare e mi fa sentire terribilmente impotente.
Poi finisce che una sera sono a cena in mezzo a una colonia di canadesi e non so manco come ci sono finita, canadesi maschi e canadesi femmine, io l’unica non canadese, dunque tutti mi spiegano come si mangia il tacchino coi lamponi, o forse no, coi mirtilli insomma mi spiegano e sono gentili e a un certo punto mi rendo conto che ci sono diverse persone nella stanza che mi guardano come se io fossi attraente, cazzo, come se io fossi una donna attraente, mi guardano e mi desiderano, probabilmente in una maniera assai più che superficiale ma è chiaro che mi desiderano, e improvvisamente io mi scopro di nuovo attraente e mi incazzo ancora di più, porca miseria, perchè mi rendo conto di essere caduta in uno di quei profondissimi burroni culturali, mi incazzo ancora di più perchè mi rendo conto che sono settimane, mesi, che nessuno mi guarda così, e soprattutto mi incazzo ancora di più perchè questi stronzissimi canadesi hanno tutti i calzini di spugna bianchi e corti e io non ho nessuna voglia di scopare con uno coi calzini di spugna, bianchi e corti, porcamiseria.

Poi succede che finisce pure il weekend e io mi rendo conto che senza averci capito una cippalippa sono finita nel turbinio di una città dove siamo tutti di passaggio. Ma questo del passaggio è un concetto difficilissimo che si merita un altro post. Allora adesso vado a elaborare una metafora per spiegare ai miei amici il concetto di “pressione sociale”.

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