Ott 24 2011

pensavo fosse la Corea, invece ero io

Il sottotitolo di questo post potrebbe essere:

primo comandamento - chi di facebook ferisce di facebook perisce.

Ma gli argomenti sono diversi. Allora provo a fare ordine e prima di tutto mi ripeto come un mantra:

quando hai avuto una buona giornata
non accendere lo stracazzo di computer

Ovviamente io l’ho acceso. Stamattina mi sveglio di umore pessimissimo e continuo a ripetermi ma cosa mi sta succedendo perchè c’ho questi scoramenti da cosa derivano gesummaria. La giornata prosegue e in verità faccio cose belle, imparo paroline nuove in coreano, ma sto male malissimo mi sembra proprio un male dell’anima e mi chiedo oh, animella, che cosa succede? Poi però mi rendo conto che sono le dodici e non ho voglia di fumare e improvvisa arriva l’illuminazione: mi sto ammalando. La mia prima malattia coreana. Lo diceva mio padre che il raffreddamento ha quattro giorni d’incubazione. E infatti io quattro giorni fa ero a fare la supergiovane assaipoco vestita dentreffuori dai locali e anzi se ben mi ricordo addirittura non tornai a casa a dormire poichè troppo ero alcoolica. E vedi adesso. Tiè. La Corea sarà anche un paese maschilista, la maggior parte degli uomini sarà pure stronza, la maggior parte delle femmine anche, sarà che insomma il mondo va nel modo sbagliato ma non era questo il problema non questo il pidocchio che mi brucava nel cuoio capelluto eh no. Era cosa assai più materiale ovvero la malattia, che ti fa venire voglia di stare nel lettuccio ed essere coccolata da una sola persona ovvero la mamma. Non c’è niente come la mamma quando sei malata.
Anche se nella realtà la mamma non ti ha mai accudita più di tanto perchè doveva lavorare e portare a casa la pagnotta, esiste sempre l’immaginario di una mamma perfettamente amorevole che quando hai la malattia che ti brucia la pellaccia ti porta un piatto bello fumante di tubetti*. Quanto mi mancano la mia mamma e i tubetti.
Il problema non era la Corea, era che mi stavo ammalando e siccome c’ho la sindrome della pisssicologa avevo ricondotto il malessere a uno stato psicosociale, invece erano i germi. Mammina, dove sei, perchè non ci sei tu a portarmi i tubetti e a darmi i bacini?
Quando stavo con il mio ex ogni volta che mi ammalavo lui mi faceva una scenata perchè diceva di non avere tempo per occuparsi anche di me. Ma scusa chi te l’ha chiesto? stronzo. Tra l’altro non sapeva manco cucinare i tubetti e finiva che mi alzavo io e cucinavo per entrambi. Proprio come in una bella famiglia borghese. Mammina, vieni a Seoul a farmi i tubetti, mi manchi.

Allora la verità è questa. La Corea è un paese bellissimo, non si capisce un cazzo, come mi ha scritto un amico oggi è proprio come stare dentro una settimana enigmistica, hai l’impressione di aver svelato l’arcano e zac, arriva il 37 verticale, irrisolvibile, che ti mette in discussione anche il 14, il 7 e il 26 orizzontali. Bisogna smetterla di pretendere si avere tutte le risposte. Non si capisce niente, davvero. Oggi per esempio c’erano due studenti che nel campus appassionatissimamente pomiciavano come non ne vedevo dai tempi della mia adolescenza a Maratea. Un bel guardare, davvero. E con tutto il freddo attorno! Se ne fregavano. Ci piace la Corea oggi, che ho mangiato i tteok  cucinati da me medesima nella maniera meno ortodossa possibile, e facevano schifo ma a me sembravano buonissimi, soprattutto perchè poi al pomeriggio non sono tornata in ufficio ma sono rimasta a casa a studiare per domani.
Ci piace a me, vito e antonio, la Corea oggi, perchè domani farò la benedetta conferenza su Tondelli e non ci posso credere, e soprattutto non ci posso credere che ci sia una persona che senza avermi mai visto fare niente si è spesa per questo. Oh, ma siamo matti? lo ammetto, ho un pochino di paura, ma me ne frego, perchè oggi la Corea è bella visto che ho imparato a dire dormi bene e stasera lo dirò alla mia borsa dell’acqua calda.
Bisogna che la smetta di cercare in Corea cose che non posso trovare. Bisogna, forse, che la smetta di cercare, e basta. Questo mi dico e intanto bramo la mia mammina e i suoi tubetti, mammina, perchè sei così lontana? sono malata, malatissima, ho mal di gola e domani ho una conferenza, come farò? a gesti?

Bella bella giornata oggi intensa piena di cose ma soprattutto piena di speranza, perchè io il giorno prima di fare le cose che m’appassionano mi riempio come una mongolfiera, tutta piena di speranza, un pallone gigante pieno rigonfio di speranza e sogni ed entusiasmo e colori e salgo susususu. Poi dopo scendo, e lo so che sarà brutto, veloce, umido, che mi sentirò sola e vuota e non amata, ma spero di riuscire a inventarmi un’altra cosa nel frattempo.

Insomma era tutto molto bello avevo dato un senso a questo mio malessere me l’ero messa via e soprattutto mi godevo lo studio di oggi e i sogni che mi vengono ogni volta che posso studiare, avevo persino trovato la forza di andare a scuola di coreano e lì conosciuto uno svizzero e un messicano che se ci mettiamo tutti e tre possiamo fare come nelle barzellette.
Poi torno a casa e mi dico valà che ti scrivo un post riabilitativo dedicato alla mia mamma e ai suoi tubetti, anche se lei appunto quando io ero piccola non è che avesse molto tempo per farmi i tubetti, ma io so che se avesse potuto me li avrebbe fatti con tutto il cuore, soprattutto quando ero malata.

Così dico,
apro il computer
lo accendo
e faccio una cosa che non devo fare.

 

Ma io mi domando e dico. Come mi vengono in mente certe cose?Adesso quasi quasi io il mio account facebook lo chiudo. Sono scema sono, ecco cosa sono. Scema scemissima. Che poi si, lo so, dai commenti e dagli stronzissimi mi piace che la gente mette e leva come gli tira il culo, cristiddio, non si capisce niente,  però mi è venuta un’angoscia che manchicani. Mi sono resa conto di una cosa fondamentale.
La cosa fondamentale è:

sono una cretina

e probabilmente facebook lo sa e si prende gioco di me. Che cazzo mi fai vedere tutte queste cose, facebook maledetto? Facebook, io ti odio. Anzi sai che ti dico facebook? la devi smettere, smettere di farmi rosicare, sennò ti levo l’amicizia, diokèn. Non mi bastano gli scoramenti, le paturnie, i silenzi? non bastano le parole che sono sempre troppo poche? non basta il continuo chiedersi oh, dove sto andando? no, anche facebook ci mancava.
Ma io ho capito qual è il punto:
Facebook si è reso conto che io lo stavo prendendo in giro, e si è vendicato.

Ci è riuscito benissimo. Uno a zero per lui.
Mammina, dove sei, portami i tubetti e fammi dimenticare facebook, dammi i bacini e dimmi che sono solo le mie paranoie di dissociata, dimmi che sono bella e brava e buona e tutti mi ameranno, mamminamia, per favore, fammi i tubetti.

 

* chi non sa che cosa siano i tubetti si vada a vedere il trailer di “una valigia piena di dollari”. Autoformazione, tze!

One Response to “pensavo fosse la Corea, invece ero io”

  1. Pieraon 25 Ott 2011 at 01:11

    facebook può fare molti danni. posso mandarti qualche bacino io?

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