Dic 29 2007

La tombola in casa vitantonio

Published by lucilla at 18:12 under campobasso, carla vitantonio, famiglia

Non c’è natale che si rispetti se non viene praticato lo sport estremo della tombola. Ognuno si prepara come può e come sa, fino al 24, giorno della prova generale. In attesa del cenone vengono riesumati il tabellone coi disegni, i numeretti consumatissimi contenuti in una specie di piramide di plastica verde chiusa da un raffazzonatissimo tappo di zucchero, le cartelle comprate da mamma e papà vitantonio nel 1976, i ceci e i fagiuoli con tanto di vermetti e farfalline.
Il tabellone spetta per diritto di anzianità ed esperienza a papà vitantonio, che miracolosamente vince ogni anno la cecità che avanza e decifra i numeretti. Ogni tanto non ci azzecca, ma poco importa. La prova generale consiste in una tombolata in famiglia alla quale, per gravi motivi di salute psicofisica appropriatamente documentati, è persino possibile non partecipare. Si tratta di un evento privato finalizzato a rinvigorire le conoscenze, i trucchi, la memoria dei detti popolari e di quelli familiari, la scaltrezza e l’abilità nel posizionamento dei ceci e dei vermetti incorporati. La prova generale della tombola si svolge in condizioni di generale sobrietà e appetito. Potremmo quasi dire in condizioni di sostanziale lucidità.

Fino a quando non arriva il giorno 26 dicembre, santo stefano. Alle ore 21, da un tempo immemorabile, è convocata in casa vitantonio una tombola pubblica che comprende familiari strettissimi e stretti, familiari larghi se sono sopravvissuti al pranzo di natale e soprattutto amici, amichetti, amiconi e amicicci di ogni età ed estrazione sociale. Da questa tombola non è possibile astenersi nemmeno per motivi religiosi, tanto che gioca pure la badante musulmanissima e una volta ha pure vinto. Ogni ospite arriva con un liquore e un dolce per cui possiamo affermare con certezza che codesta tombolata avviene nel più completo obnubilamento alimentare, infatti il 27 mattina nessuno ricorda bene quanto ha perso il giorno prima.
La caratteristica sensazionalissima della tombola alla vitantonio è che essa si è arricchita, negli ultimi 25 anni, di usi e costumi suoi propri.

Il primo è la contrattazione rituale del prezzo delle cartelle, che viene condotta pazientemente da me (in nome della mia pluriennale esperienza sovversiva, sindacale e politica) sostenuta da alcuni dei compagni più anziani. In genere riusciamo a spuntare un prezzo proletario di 30 centesimi a cartella.
Un altro è la firma delle cartelle, per cui su ogni cartella è possibile effettuare un esattissimo esame genealogico e sapere chi e come ci ha vinto o perso cosa nell’ultimo quarto di secolo. il più delle volte a questi dati si aggiungono dettagli su fidanzati temporanei, momentanee liti familiari, sogni, desideri, paure. Una specie di libro familiare.
Ma soprattutto c’è la storia dei numeri, sapientemente custodita da papà vitantonio e raccontata di anno in anno ai presenti, nella generale ilarità e commozione. Tutti punteranno sul 14 quando il tombolone chiamerà “fuego! U’mbriag!”. Al grido “l’ann’ di cristorre” tutti risponderanno in coro e prontamente “trentatrè!”. E quando il tombolone dirà “a disgrazia! Mia figlia carla!” tutti punteranno il 17. E ci sarà sempre qualcuno che alla domanda “tre per sette?” risponderà sapientemente “ventuno!” e si sentirà dire, nell’ilarità generale “t’scivul’a man’e t’va n’cul”

E come tutte le cose degne di nota in casa vitantonio, si sa quando si comincia e non si sa quando si finisce.

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