Dic 24 2011

Natale è uguale amore sulla dmz

La vigilia di Natale è mia madre in ciabatte e vestito da camera, volto rivolto ai fornelli e mani immerse in kili di morbida pasta profumata. Il camino scoppietta e il fritto riempie del suo odore la stanza mentre noi ci alziamo una dopo l’altra, reduci da chissà quale nottata trascorsa tra giochi di carte, tombole e tentativi amorosi dell’ultimo momento. Una dopo l’altra, ciascuna imbacuccata nel suo pigiama più  o meno ridicolo a seconda dell’estro che mamma aveva quando ce lo ha comprato.
Io personalmente aggiungo al pigiamone in pile antiuomo, colore rosso, il trucco sfatto e nientepopodimenocchè le scarpine da letto lavorate a mano, colore bianconeve.
Mamma prepara il caffè e ci dà un bacio sulla guancia augurando a tutte buona vigilia e noi ci fiondiamo sul pandoro mentre l’ennesimo caffè lotta per salire in mezzo alle montagne di frittelle.

 

 

Alla dmz ci vai con gli ammericani che riempiono uno o due pullman al giorno. Pullman pieni di turisti ammericani ed europei che vogliono vedere l’ultimo straccio di guerra fredda e sono pronti entusiasti preparati coi loro snack al sacco, proprio come raccomandato nel foglietto che ti mandano i ‘mmericani insieme alla ricevuta di pagamento. Fa freddissimo a Seoul alle sette di mattina. Un freddo che mi è sconosciuto e mi taglia il respiro e la faccia, un freddo che mi lascia attonita e muta in mezzo a tutti i turisti mmericani con le loro macchine fotografiche dai lunghi obiettivi, protesi e feticci di una sessualità che mi pare un tantino castigata. Il viaggio è così breve che quasi mi spavento. Certo che siamo proprio vicini alla dmz noi, a Seoul. Non ti viene proprio da pensarci, tranne forse quando ti distrai un momento in metropolitana e scopri gli armadietti pieni di maschere antigas. Brevissimo il viaggio e subito veniamo accolti dal soldato mmericano che avrà undici o dodici anni, e a me mi viene da alzare la mano e chiedergli ma scusa, ma chi te lo fa fare? fa un freddo porco, non ti puoi mettere il cappotto e devi portare i turisti in giro in mezzo ai pinguini della guerra fredda ripetendo quattro volte al giorno le stesse menate. Ma il soldato dodicenne sembra divertirsi e ci parla proprio come in quei film in cui il capo ti fa fare mille flessioni se non obbedisci e io mi sento a ollivùd. Ci ha pure gli occhiali da sole che manco top gun e io penso che se non avesse dodici anni forse una veloce lezione di educazione sessuale nel bagno della caserma glie la potrei pure dare.

 

 

 

Papà la vigilia di Natale va a correre, perchè lo sa che poi mangeremo un sacchissimo e che fino al 26 l’attività fisicamente più impegnativa sarà cacciare i numeri per la tombola. Sono al secondo o al terzo caffè quando entra in casa sbattendo i piedi e togliendosi i guanti. Uè Ca buongiorno, buona vigilia. Io dico buonaviggiliapapà e gli stampo pure un bacio, che il Natale è figo anche perchè si possono dare i baci a mamma e papà senza dover trovare delle motivazioni razionali. Ma la casa è piena di amici cugini parenti e non si finisce mai di fare caffè e tagliare panettoni pandori struffoli cauciuni, si infilano le zampe nel miele dei caragnoli si dice ti va se ce lo smezziamo? è troppo uno intero per me, ma poi a furia di smezzare si finisce col mangiare quattro o cinque bombe che arriveranno dritte al fegato il quale in occasione di natale ha già alzato la bandiera bianca della non belligeranza.

 

 

Il soldato ammericano ci mette in fila proprio come nelle caserme e ci fa fare tutti i giochini per farci sentire che siamo in pericolo, ci intima di non cercare di attirare l’attenzione del soldato nordcoreano che vediamo all’orizzonte, ci racconta dettagliatamente i peggiori incidenti di questi quasi sessant’anni di dmz, ci porta nella stanzetta blu che è proprio uguale a quella fotografata nel libro di storia, e i soldati sudcoreani stanno fermi immobili per permetterci di fare la fotografia, cattivissimi e apparentemente impassibili al freddo, ma appena ci giriamo un attimo sono là che rabbrividiscono e non vedono l’ora di rientrarsene al calduccio dell’edificio tal dei tali. E’ proprio vicina la Corea del Nord, oh, sta esattamente dall’altra parte e a dirla tutta quel poco che si vede è inquietante e bellissimo. Ci sono delle montagne appuntite che sembrano un disegno di bambini, e Gaesong che svetta nel marrone del paesaggio invernale. E’ vicinissima la Corea del Nord mentre il soldato mmericano ci intima di stare su due file non tre e non una, ci raccomanda di fare foto qui e non lì e noi obbediamo felici di sentire il pericolo presente nel pensiero che, di fronte a una foto scattata nel momento sbagliato, il soldato dall’altra parte del filo possa impazzire e cominciare a sparare a dritta e manca facendo fuori tutti i nostri eroi del tecundò.

 

 

Intorno all’una quando ormai la casa si è completamente risvegliata e le file nei bagni si sono accorciate e i pandori sono stati dimezzati mamma prepara quella che sarà la sua battuta madre nel copione di questa giornata ovvero
“uagliù organizzatevi, oggi è vigilia e si fa digiuno, quindi ci appoggeremo solo un po’ lo stomaco all’impiedi”

che vuol dire che siamo tutti autorizzati a ingozzarci di frittelle e panini con la frittata poichè oggi non ci si siede a tavola fino alle dieci di sera. Subito dopo esserci immersi fino all’ultimo capello nell’olio della frittata e della salsiccia ce ne andremo a pigliare venti o trenta aperitivi in centrocittà, saluteremo l’amichetti ci diremo oh buona vigilia, ritroveremo alcune vecchie conoscenze e faremo un po’ il punto delle nostre reciproche (dis)avventure, ci batteremo le mani sulle spalle dicendoci oh, però ti vedo bene e forse penseremo che però, con quel tal compagno delle scuole superiori una scappatella natalizia in onore alla famiglia e alla sua sacralità potremmo pure farcela.
E poi come al solito non combineremo niente perchè alla fine Natale è stare con la famiglia giocare ai giuochi stupidi aprire i regali ridere ubriacarsi e bere il vinbrulè.

 

 

Vediamo trecentocinquanta cose che a me sembrano tutte uguali, compreso il tunnel che sinceramente io ho i miei dubbi ma vabbè in fin dei conti chi se ne frega, è una bella camminata sottoterra e finalmente i turisti sono un po’ stanchini e la smettono di blaterare. In compenso mi imbatto in un nugolo di vecchie giapponesi impazzite che mi fanno venire voglia di cacciare la sciabola e decapitarle una dopo l’altra con tanto di zampillio di sangue e vomito inconsulto dalle teste tagliate.
Dopo il tunnel ci sta pure la stazione e se vuoi a cinquecento uòn ti puoi comprare un finto biglietto del treno che dice direzione Pyeongyang. Molti se lo comprano. Altri fanno le foto coi loro falli smontabili. Io mi fumo una sigaretta e guardo dall’altra parte. E’ tutto ghiacciato e immobile. Svettano le bandiere dei due villaggi uno di fronte all’altro, come due draghi inutili che si fanno le linguacce. Chissà se il soldato ammericano, che ci ha raccontato quanto sono cattivi quelli del nord, ci crede o fa finta. Chissà se dentro di sè sta pensando ma vedi tu sti cretini di turisti e poi, a baracca chiusa, si mette a giocare a tetris via internètt col suo corrispettivo che sta dall’altra parte della frontiera e insieme se la ridono di sti turisti rimbecilliti. Magari il soldato mmericano è molto più intelligente di quanto io non pensi. Questo l’ho imparato nei mesi trascorsi a Seoul, che spesso le persone sono migliori di quanto io non immagini e la dovrei smettere di sparare giudizi a manetta così. E altrettanto spesso dovrei smetterla di fidarmi delle persone tanto facilmente perchè sì, è vero, alcuni sono migliori di quanto non sembrino, ma tutti gli altri sono ahimè assai peggiori e insomma bisogna chiudere il cappotto a doppia mandata e nascondere il cuore nel doppiofondo della tasca interna.

 

 

 

A mezzogiorno mi alzo con le ossa e la lingua sfasciate dall’ennesima mezza sbronza.
La neve fuori è mezza sciolta e mezza no.
Io ci metto pochissimo a ricordare i pensieri pesanti con cui sono andata a letto stanotte.
Per un momento penso a un’altra possibile sparizione curativa.
Poi guardo la gatta che si struscia sul mio piede.
Il piede suddetto ciondola dal letto. Lui, il piede. è beato.
La gatta, pure.
Allora godo di questo spettacolo natalizio di amore incondizionato
e penso che stasera mangerò gli struffoli proprio come a casa dei miei
mi si riempie il naso del ricordo di un odore d’infanzia.
Mi alzo, mi faccio il caffè.

Uè, buona vigilia.

One Response to “Natale è uguale amore sulla dmz”

  1. Nathanon 24 Dic 2011 at 09:43

    buon natale anche a te Lucillì e grazie per questo risveglio caldo e freddo.

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