Feb 01 2012

Affinchè non scenda la catena

          Nevica, nevica su Atlantide tutta e finalmente nevica pure su Padaniacity, dove cinque giorni fa mi rifugiai per fuggire lo scoramento la delusione e l’Emiliaparanoica. Nevica e la gente pubblica su feisbuk le immagini di persone imbacuccate che fanno ciaociao alla macchina fotografica in un delirio di fiocchi di neve pupazzi palle e alberi imbiancati. Nessuno ci può credere e da sud a nord si pubblicano e si commentano migliaia di fotografie mentre finalmente le scuole sono chiuse e i pischelli possono degnamente dedicarsi ad epiche battaglie di neve, finendo come al solito col beccare la vecchietta di turno, che smadonnerà e ricorderà ancora una volta che ai tempi suoi, eh, ai tempi suoi c’era rispetto per gli anziani. E zac un’altra bella palla di neve sulla dentiera.

Nevica e tira vento a Padaniacity, io stamane mi sveglio a un’ora decente e faccio i miei trentatrè inchini, mi infilo il braccialetto del Conte e il cappello del Dottò e piglio la bicicletta. Si, piglio la bicicletta e comincio a pedalare nella bufera di neve, pedalo sempre più veloce e più pedalo più sono felice, che mi sembra ancora una volta di aver vinto contro la banalità, contro la pigrizia, contro tutto quello che è scontato, tutto quello che è dovuto.
Pedalo anche se avrei potuto uscire in macchina, la neve mi si appoggia sugli occhiali e sui pantaloni scuri proprio come a Seoul, e io pedalo e i polpacci si scaldano la schiena si stende schivo un paio di passanti e continuo a pedalare in questa salita di neve e silenzio, e quando il cavalcavia è scollinato via, mi lancio lungo la discesa staccando le mani dal manubrio proprio come a vent’anni e comincio a cantare in questa bufera di neve e banalità, canto boys don’t cry

I would tell youuuu
That I loved youuuu
If I thought that you would staaaaaay
But I know that it’s no use
That you’ve already
Gone awaaaaaaay

Misjudged your limit
Pushed you too faaaar
Took you for granted
I thought that you needed me more and moooooooore

 

          Pedalo e non me ne frega niente e canto, canto, via che è finita la discesa e ricomincio a spingere, Padaniacity è deserta attorno a me e gli inutilissimi semafori continuano a dire rossoverde ma io vado, falcata lunghissima e freni zero, pedalo e canto e pedalo e canto e canto e pedalo e la città attorno a me è immobile mentre la bufera di neve me la fa diventare tutta bianca e i pochi passanti sono allibiti da questo sfoggio d’energia, ma io sono contenta perchè mentre pedalo mi sento la pigrizia, l’abitudine, la comodità, che muoiono soffocate da questo bianco bellissimo.
E denso
E pieno.

           Eh sì che sono contenta, perchè anche oggi le ho sconfitte, loro, le maledette, che mi vorrebbero ferma, rassegnata, a racimolare le bricioline di banchetti consumati anni fa, sono contenta perchè lo so che è difficile, lo so che è faticoso, ma io pedalo, pedalo come tutte quelle volte che mi sono svegliata a Londra e c’erano meno duemila gradi e la prima prova di resistenza era inforcare la bicicletta, pedalo come ho pedalato durante tutti gli anni a Padaniacity e quelli in Emiliaparanoica, pedalo e rido e canto e mi sembra di pedalare verso un mondo più bello e lo so che è infantilimmaturo ma a me mi pare proprio così. Pedalo e penso a quella volta che ero troppo ubriaca e sono caduta, ma poi mi sono rialzata ho inforcato la bici e giù di nuovo a pedalare.  E penso a tutti i traslochi fatti in bici. A tutte le volte in cui, come oggi, sotto la neve mi sono messa col culone sul sellino e ho macinato i miei chilometri privati.

          Ci ho le mani congelate e il naso abbrustolito e ho freddo e ho caldo e mi fa male il culo e poichè continuo a cantare come un’ossessa ho anche il fiatone e dico I thought that you needed me more and moooooooore e passo col rosso e via un’altra salita, il cappello bagnato non so se di neve sciolta o di sudore o di tutt’e due, i capelli mi vanno in bocca e la neve mi entra dappertutto ma a me questa giornata in cui ho trovato il coraggio di pedalare in mezzo a tutta questa neve di rassegnazione mi sembra bellissima, mi sembra intensa, mi sembra mia.

One Response to “Affinchè non scenda la catena”

  1. Fainaon 03 Feb 2012 at 06:10

    che bello questo post!
    com’e’ stato il rientro, frittate a parte? Spero di poterti incontrare prima o poi… io saro’ in Italonia ad aprile…. chissa’! magari scappi prima….mille baci

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply