Apr 07 2012

CRAMPObassanità, uno.

Da Crampobasso noi ce ne siamo andati tutti più o meno presto, tutti più o meno felicemente e tutti più o meno definitivamente. Tra il più e il meno ci stanno le sfumature determinate dalla quantità di volte in cui si torna a trovare la famiglia in un anno, dagli amici con cui si tengono i rapporti nonché da questioni burocratico-amministrative tipo hai spostato la residenza e dove c’hai il dentista.

 

Tutti ce ne siamo andati e abbastanza fieramente ci siamo mescolati al resto del mondo. Abbiamo sorriso con indulgenza tutte le volte in cui ci domandavano se Crampobasso sta in Basilicata o in Umbria. Abbiamo scherzato con complicità sull’inesistenza del Molise e sull’opportunità di raderlo al suolo, giacchè i prodotti più noti paiono essere Tonino Di Pietro, Biscardi e Bongusto. Abbiamo poi cantato con ironia Una rotonda sul mare e raccontato di quando Gheddafi ha reclamato le isole Tremiti.

 

Insomma noi facciamo parte di quelli che se ne sono andati senza troppi rimpianti anzi, con discreta gioia. Eppure ci sono almeno due occasioni, due occasioni all’anno in cui tutte e tutti torniamo fieramente a Crampobasso. Ci mettiamo su treni frecce omnibus e autostrade, scavalchiamo l’appennino, salutiamo Cristo che è ancora fermo a Tremoli, sfidiamo la terribile littorina “la freccia del Molise” che deraglia a giorni alterni, superiamo epicamente ore di coda su superstrade a una sola corsia che di super c’hanno solo il nome e di strade solo un vago ricordo, attraversiamo impavidi le innumerevoli interruzioni “causa frana”, stoicamente ci incolonniamo dietro l’ennesimo tir e giungiamo infine a Crampobasso.

Due occasioni importantissime, di quelle che se ne salti una un anno te lo ricordi, e l’anno dopo dici mangiandoti le labbra eh no, l’anno scorso non ho potuto esserci.

Una di queste occasioni non dirò qual è, perchè non ho voglia. L’altra è la processione del venerdì santo, altrimenti detta il Teco vorrei.

 

Il Teco Vorrei lo chiamiamo così perchè -durante un’imponente processione che attraversa tutto il centro cittadino- settecento cantori, maschi e femmine, intonano lo straziante lamento funebre composto da un musico indigeno nell’antichità. Il lamento ha appuno nome Teco vorrei e sostanzialmente parla di un tizio che vorrebbe accompagnare Gesù Cristo nel suo faticoso cammino verso la morte.
La processione esce alle sei di sera e noi ci si apposta in varie zone della città per vederla due o tre volte. Se poi si è tanto fortunati da avere conoscenze in centro si sale sui balconi di ferro battuto e dall’alto s’osserva la magnificenza della visione e s’ascolta meglio il coro, le cui voci si mescolano alla banda che chiude la processione.


Teoricamente il
Teco Vorrei sarebbe una questione religiosa, tant’è che sua maestà lo vescovo in tenuta d’onore sta proprio in mezzo alla processione, e anche il rispettabilissimo podestà di Crampobasso, insieme ai suoi bravi, segue tutta la processione. Per l’occasione i bravi smettono di toccare il culo alle scout. Le scout sono in pompa magna accompagnate dai fratellini scout e tutti insieme formano le milizie di noialtri. Ci sono poi le crocerossine con la scuffia linda e le scarpette da Candy-Candy, i cavalieri di Malta e le cavalieresse vestuti come nel millottocentocinque, i carabinieri in pompa magna coi cappelli troppo grandi che cascano in continuazione su un lato o sull’altro, con grande imbarazzo dei carabinieri stessi, che in una mano hanno il fioretto, nell’altra l’arma segreta del carabiniere e mani per raddrizzarsi il cappello non ce ne rimangono. Ci sono poi numerosissimi fedeli addolorati che seguono la processione scambiando amabilissime chiacchiere su come è vestita la vicina di corteo, mentre la statua della Madonnaddolorata viene sballottata a destra e manca.

 

Allora sì, teoricamente il Teco Vorrei è una questione religiosa, ma a noi non ce ne frega niente.
Arrivi presto in centro per trovare un parcheggio e ti apposti laddove vuoi vedere la processione. Nel frattempo incontri la metà dei compagni di scuola delle elementari, un paio di prof superstiti e pure qualcuno con cui hai fatto sesso in gita al liceo. Che poi guardacaso, si tratta sempre di gente che era molto più scoppiata di te e adesso ci ha la prole e se la scorrazza fieramente su passeggini supertrendy di quelli che sembrano una via di mezzo tra un trattore e un triciclo.

Ti fumi sigarette e ti racconti i gossip degli ultimi quindici anni, parli del più e del meno evitando le cose più sfigate tipo che hai appena perso l’ennesimo lavoro. Ma soprattutto poni tre domande e rispondi alle stesse tre quando ti vengono poste:

  • quando sei arrivata

  • quanto ti fermi

  • che cosa mangerai a pasqua

Proprio mentre pensi di rispondere cose tipo “ anguilla al sugo e baccalà fritto” e di scatenare così una crisi di panico tra la folla, proprio in quel momento, cominci a sentire da lontano lo straziante lamento.

 

Allora tutti tacciono.

Ti giri verso la strada, proprio là dove tutti stanno guardando, e stai muta.

Esattamente come quando avevi sette anni.

Ed esattamente come allora ti vengono i brividi.

C’è, attorno, come un silenzio, come una sospensione, nella quale si galleggia tutti insieme e tutti separati.

In quel momento ognuno se ne sta solo in mezzo a un suono che viene da un tempo lontanissimo. Un suono spezzato, che ha dentro l’infanzia e molto altro, un suono che cancella tutte le partenze e tutti i ritorni.

Un suono che ti fa immaginare, per un attimo, di non essere mai andata via.

 

 

 

Dura pochi minuti.

Poi si ritorna tutti come prima, a raccontarsi le prossime partenze e a dirsi che sì, una di queste sere usciamo a bere una birra che ce la raccontiamo.

 

Un grazie speciale a Rough Moleskin,
compagna di questo venerdì
di alcuni ritorni
di molti ricordi
e autrice del video

Trackback URI | Comments RSS

Leave a Reply


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.lucilleidi.net/home/wp-content/plugins/wp-cron-future-pings.php on line 107