Mag 15 2012

23yG, Cafè Letterario

13 maggio 2012 ore 23.48

 

                    E’ finita che sono entrata appieno nel bailamme della biennale d’arte cubana. Feste, festini, havana club a go-go e musica funky oh yeah. E allora stasera, dopo il mare, mi aveva presa quasi male perchè mi sentivo proprio una turista del cazzo e mi dicevo oh ma è possibile che non riesco a schiodarmi da questa attitudine del cazzo.

Poi però all’improvviso siamo finiti dentro questa festa, ed è stato un attimo cominciare a ballare mentre i fotografi continuavano a lanciare i flash convinti che fossi una qualche artista arrivata da chissà dove e non l’infiltrata di turno, balla di qua balla di là finisce che mi metto a pomiciare proprio con quello che piaceva a David, che però è uno proprio sportivo e non se l’è presa troppo, tanto poi all’improvviso così come eravamo arrivati siamo andati via e adesso si prepara una pasta.

 

 

14 maggio 2012 ore 15.00

 

          Allora la situazione è che ’sti cubani sono proprio stufi. Stufi del socialismo, della censura, di Fidel, stufi del salario che arriva sì e no a 20 dollari, stufi marci.

E si lamentano un casino. Oggi me la sono passata in zona universitaria e senza saperlo mi sono fermata proprio nel caffè letterario. C’è voluto poco prima che si creasse un capannello di persone al mio tavolo, persone che si lamentavano, sì, si lamentavano. Perchè non hanno i soldi per mangiare, perchè non hanno i soldi per viaggiare, perchè la qualità della vita è bassa, perchè perchè. Allora io chiedo compagni cubani vorreste forse stare al posto mio? No, ditemelo, francamente ci vorreste stare al posto mio? E loro prima ci pensano un poco, poi rispondono che no, non ci vorrebbero stare al mio posto. Ecco allora compagni cubani ditemi un po’ voi ce l’avete la soluzione? Il mio paese cade a pezzi, il vostro pure, non funziona qua e non funziona là, che facciamo?

 

             Ma il problema reale è che i miei compagni intellettuali hanno troppo bisogno di lamentarsi. Non la cercano nemmeno, la soluzione. I compagni del caffè letterario hanno bisogno di fare l’elenco delle loro insoddisfazioni, hanno bisogno di farle a me. Forse sperano pure che io li inviti per un caffè, o che compri il libro che mi stanno proponendo. E io non lo compro, no, il cazzo di libro, perchè questa situazione mi fa salire la stessa rabbia che mi saliva in Africa, perchè questa dinamica la conosco e non mi presto, cazzo, perchè anche in questo Paese ho visto gente che è ugualmente scontenta, ma proprio a causa di questa scontentezza si sbatte e cerca di trovare il nodo e prova a scioglierlo o quanto meno ad allentarlo. Allora mi chiedo: ma i miei compagni intellettuali, perchè non si sbattano pure loro, che cosa vogliono, la mia compassione? O stiamo recitando la solita scenetta della yankee commossa e angosciata dal proprio senso di colpa postimperialista che regala ai poveri afroamericani i resti del suo bagnoschiuma equo e solidale? Mi dispiace, io a questo gioco non ci sto.

 

 

Ore 23.59

 

                Anche stasera mi sono lasciata trascinare in una delle situazioni da biennale. Però oggi niente rum e cola perchè sono divelta, e domani parto per Trinidad. Dunque sono andata presso la scuola d’arte, un ex gigantesco campo da golf trasformato in campus artistico, se ben capisco. C’era questo austriaco, una specie di luminare della performance, non mi ricordo come si chiama. A me pareva un vecchio nazista travestito da ebreo. Non mi è piaciuto manco per un cazzo. E soprattutto non mi è piaciuto tecnicamente. Ecco l’europeo che fa la stessa cosa che fanno quasi tutti i suoi colleghi: invece di pagare equamente dei performer professionisti, piglia aggratis degli studentelli della scuola d’arte, li istruisce per tre giorni e li mette in scena. Francamente il risultato è a mio avviso (e sottolineo a mio avviso) risibile. E poi gli animali in scena sono stati già squartati negli anni Sessanta.

In più mi dico, con la miseria che c’è in questo Paese, non si vergogna questo vecchio obeso a venire qua e squartare un porco davanti a tutti? E quelli che assistono non si indignano? Questo porco non potrà mai essere mangiato. Mi ha fatto schifo questa performance, ecco cosa mi ha fatto. E mi ha fatto un certo ribrezzo anche la gente che applaudiva.

Forse sono persone che hanno scoperto come fare a nutrirsi d’aria? Dovrebbero diffondere il brevetto. Forse allora il socialismo potrebbe funzionare e il vecchio austriaco mi sembrerebbe un po’ meno indecente.

 

             C’era pure il mio fidanzato di ieri, bello e di bianco vestuto. Ma avevo il naso così pieno dell’odore del sangue che l’ho appena salutato da lontano, volevo andare a lavarmi. Credo, in questo momento, di stare meglio nelle distanze. Le distanze mi fanno sentire a mio agio. Piccole incursioni nel mondo degli altri possono essere contemplabili se le vie d’uscita sono numerose e bene indicate.

 

                Dovrei andare a letto, che domani il viaggio è lungo, e lo so che sarà complicato e molte cose accadranno. Non scriverò per vari giorni, almeno credo. Pare che a Trinidad sia impossibile trovare internet. Non che qui sia facile.
Richetto si sta dimostrando una guida turistica perfetta. Ho fatto proprio bene a venire da lui. Oggi mi ha fatto scoprire il succo di cocco. Il succo di cocco è diventato in assoluto il mio succo preferito. Sarebbe bello averlo sempre. Poi ci siamo rivisti Il castello errante di Howl. Secondo me era proprio il film adatto a lui in questo momento. Per me, invece, è stato un salto eccessivo nella malinconia. Ho pensato che forse non mi innamorerò mai più. Sì, mai più, ecco cosa ho pensato.

 

 

Viaggiando,

mi sento come quelle persone

che vanno in giro per la città

in cerca di una casa da affittare o da comprare,

e ne vedono decine.

Io, a differenza loro,

vado in giro per il mondo

in cerca dell’offerta che faccia per me.

 

 

 

One Response to “23yG, Cafè Letterario”

  1. vanessaon 19 Mag 2012 at 01:22

    Trinanad: i ballerini più belli, le case basse, una piazza meravigliosa dove ballare e bere rum fino al mattino, dove non ci sarà internet ma sicuro qualcosa che ti connette alle persone!
    “O stiamo recitando la solita scenetta della yankee commossa e angosciata dal proprio senso di colpa postimperialista che regala ai poveri afroamericani i resti del suo bagnoschiuma equo e solidale?” per questa frase ho solo un commento: Grandiosa!

    Certo non è il comunismo in terra del nord Corea, ma almeno sei arrivata al socialismo reale!

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