Nov 19 2013

Fai l’artista? E ce lo cachi che sei un artista.

Pensavo da un po’ di tempo a tutti quelli che loro sono degli artisti. Cioè. Gli artisti sono non solo quelli che fanno le sculture o le installazioni ma anche gli attori, di cinema o di teatro, o come li chiamano adesso i performer, i registi gli aiuti registi gli scenografi e quant’altro, i ballerini i mimi gli acrobati, i musicisti di ogni tipo nonché tutti quelli che si dedicano ad arti un tantino più introspettive ovvero i poeti e gli scrittori d’ogni varietà di prosa. Insomma pensavo agli artisti coloro i quali ci hanno come capostipite una delle sette muse più l’ottava musa quella nata nel ventesimo secolo ovvero la musa dell’arte multimediale. Ce li metto tutti dentro. I creativi.

 

Ci pensavo per motivi assai seri, ovverocchè fino a un certo punto io stessa appartenni a cotale e cotanto gregge, che per quanto ognuno dei suoi componenti non faccia altro che ripetere di essere unico e inimitabile sempre di gregge si tratta dal mio punto di vista orientale e un po’ retrò. Ci pensavo perchè volevo analizzare, sì, sentivo l’impellente bisogno di scandagliare le motivazioni esistenziali che mi fecero appartenere al gregge per tanti lunghi anni e che poi quasi d’improvviso mutarono e mi portarono a uscirne. Ovviamente non per star senza gregge, ma per entrare in un altro gregge apparentemente diverso epperò uguale. E’ la legge del gregge.

Ma proseguo. Ovviamente la mia autoanalisi non m’ha portata a nulla di buono. Ma manco a nulla di cattivo, per carità. Semplicemente non m’ha portato a nulla, un buco nell’acqua, per così dire, o forse un rimestare in una minestra già iperrimestata, insomma non mi sono chiarita, non mi sono capita. Ma ahimè mi sono sorti altri interrogativi. Eh già che qui di tempo per farsi gli interrogativi ce ne sta a palate. Ci fosse stata la Sfinge qua l’avrei sfidata a Trivial Pursuit, a sfinimento, durante una delle interminabili nevicate invernali. Sì, sto divagando, lo so.

 

Torno a me. Nella mia ricerca delle ancestrali motivazioni che condussero me tapina ancora in pubertà a votarmi al teatro senza sapere quali amare piaghe avrei dovuto meco portare, ho trovato vari blog di quelli che loro sono gli artisti.

 

Spesso si tratta di blog che recano un’introduzione, una presentazione dell’artista. Tipo:
 Benvenuti sul blog di Carla Vitantonio, scrittrice.

 

Segue breve biografia con tanto di studi e diplomi. Peccato che manchino le pubblicazioni. Ah no, ci sta la pubblicazione del giornalino d’istituto alle scuole superiori, e anche il premio cittadino per la poesia migliore. Ecco. Allora io mi domando. In questo caso Carla Vitantonio, scrittrice, non farebbe meglio a dichiararsi “aspirante scrittrice”? Non è che per caso ’sta Carla Vitantonio pecca un pochino di immodestia?

 

Oh, disclaimer: figlio, figlia, se ti senti immeritatamente colpito da questa mia riflessione e ti viene da incazzarti con me ti chiedo scusa, perchè ti ho pestato la coda di paglia, ma soprattutto ti dico che sì, io me lo posso permettere, sì, io posso criticare, perchè questo è il mio blog e sul mio blog ci scrivo quello che voglio. Inoltre se scrivo che sono una cooperante è vero, perchè il mio contratto dice proprio “cooperante”, quindi vaffanculo.

Occhei occhei la smetto di mettere le mani avanti. Eh ma non posso fare a meno, non posso fare a meno no, perché ogni tanto mi arrivano mail inferocite di gente che mi conosce, e anche di gente che non mi conosce, che mi accusa e asserisce che io non possa dire quello che dico.

 

 

Oh, attenzione, io posso dire quello che voglio, 

anche che sei uno stronzo, poi tu mi puoi portare in tribunale, 

e a quel punto se la vedono gli avvocati. 

Io ne ho uno buono.

Dunque ecco. Cara Carla Vitantonio che dici che sei una scrittrice ma hai pubblicato solo sul giornalino d’istituto, purtroppo per te ti sei scelta uno di quei mestieri che hanno bisogno, per essere definiti tali, del pubblico riconoscimento. Se tu avessi studiato come medico potresti scrivere “Carla Vitantonio, medico, attualmente disoccupato”. Invece non puoi scrivere scrittrice disoccupata, mi spiego? I motivi per cui ti sei scelta questo bel mestiere di merda (ripeto, scrittrice o artista in genere) sono vari ed eventuali, incluso il fatto che hai continuamente bisogno dell’approvazione altrui per approvare te stessa, hai sempre necessità che l’applausometro ti dica che vai bene. Sei un’insicura, cara Carla Vitantonio, non ti vuoi bene abbastanza e pensi che se gli altri ti vorranno bene allora ti vorrai bene anche tu. Col cazzo. Mi spiego? Col cazzo che succede. Non succede e basta. Cara Carla Vitantonio, l’applausometro non è abbastanza. Ma a parte questo. Per lo meno dovresti farlo davvero, questo mestiere. Diobon, pubblica. Come? Mi stai dicendo che ci hai il blog? Cara, tenera, ingenua. Il blog ce l’hanno tutti. Ci sono persone che ce l’hanno solo per scriverci sopra che a loro il blog gli fa schifo. Non va bene, non è abbastanza. Il blog è come dire sono un’attrice perchè mi sono comprata una maschera durante una gita a Venezia. Non sei una scrittrice, cara Carla Vitantonio, come te lo devo dire? E mi fai anche un po’ pena, con questa tua tenera velleità. Poi parli di te in terza persona. Carla Vitantonio, scrittrice. Diobon, ma che sei la regina d’Inghilterra? Torna a casa Lessie, riprenditi e comincia a fare qualcosa di concreto.

Lo so, cara, questo mondo è ingiusto, perchè quando uno fa l’artista si trova sempre davanti all’interrogativo ontologico che si articola più o meno così:

 

Ma uno è artista se si sente artista o se gli altri lo riconoscono come tale?”

 

La risposta, cara Carla Vitantonio che non sei una scrittrice ma ti piacerebbe, è dentro di te e però è sbagliata.

 

E non voglio nemmeno introdurre l’argomento “ uno è artista se vive d’arte o se vive d’altro così può dedicarsi senza inibizioni all’arte stessa?”

 

Sono menate.

 

Il punto è:

 

Non basta sentirti scrittrice. Mi dispiace. Bisogna che qualcuno al di là di tua mamma e tuo padre ti riconosca di esserlo. Una specie di pubblico diplomino. Lo so, questa regola fa schifo, ma è il mondo, funziona così. Se non ti piace puoi scrivere “Carla Vitantonio, scrittrice ufficiale della libera repubblica di Carlonia, vincitrice del prestigioso Vitantonio Awards 2013”.

 

Mi spiego, cara Carla Vitantonio?

 

Non sei una scrittrice, un’attrice, una scenografa, una stracazzo di artista nel momento in cui lo scrivi sul blog.

 

 

E’ triste. 

E’ amaro. 

E’ ingiusto. 

Lo so. 

Nessuno capisce il tuo talento smisurato. 

Nessuno ti ama abbastanza. 

Sei come Van Gogh, ne sono sicura, 

quando morirai capiranno quello che hanno perso, sì, 

non ti preoccupare.

 

Hai provato a strapparti un orecchio?

One Response to “Fai l’artista? E ce lo cachi che sei un artista.”

  1. Miotsuon 19 Nov 2013 at 15:54

    Dio Cristo Santo, Carla, mi ci fai venire le macchioline sulla pelle a dir certe parole.
    Arte, artista… guarda, se uno mi dice “sono un artista” gli mollo un ceffone che lo pettino, quello strunzo arrogante. Sì perchè di solito gli autodefiniti artisti che si incontrano in giro non nascondono sotto un’etichetta tanto nobile se non del mediocre quanto pigro artigianato.
    Quelli che passano due settimane a limare tre pagine, quelli che stanno una vita a praticare scale e accordi, di solito non si preoccupano di fare i fighi in giro. Perchè dai, diciamolo, l’è tutto un fare il figo.
    Ho conosciuto Billy Hart sabato sera, c’ha 72 anni e i suoi tamburi hanno aiutato a scrivere la storia del jazz. Mi ha chiesto dov’era il cesso, poi, dopo che la sua prostata è stata placata, c’ho fatto due chiacchiere. Lui non è un artista, dice, lui suona, punto. E, questo me l’ha detto il suo pianista, per meno di 5000 dollari non prende in mano le bacchette.
    Ma lasciamo perdere le sottigliezze nelle definizioni. Vivere “d’arte”, farsi pagare per quello, abbastanza per campare, necessita il riconoscimento del pubblico? Eh beh, vai tu a un matrimonio a suonare Stockhausen.
    E tu lo sai, che quando una cosa diventa un mestiere le logiche cambiano.
    Se davvero ti piace scrivere, e vuoi farlo come vuoi tu, goditi la libertà di poterlo fare senza dover piacere a nessuno.
    Anche perchè poi, e questa è un’opinione personale quanto onesta e antiruffiana, non scrivi male, ma da lì ad essere una scrittrice ne passa.

Comments RSS

Leave a Reply


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.lucilleidi.net/home/wp-content/plugins/wp-cron-future-pings.php on line 107