Gen 23 2014

risonanze di poesie altrui

 

Le quattro.

E mi pare di stare in un fumetto di Andrea Pazienza. Con la differenza che fuori non ci sta un paese in rivoluzione ma un’intermittenza di lucine che inneggiano al capitalismo di stato. Sono sveglia da sempre e non capisco dentro di me che ore sono. Allora proseguo con le analogie tra me e Penthotal con la differenza che lui aveva il pigiama a righe, io ho il completino da sci della columbia di quelli che raddoppiano il calore del corpo perchè porcomondo ci sono meno dodici gradi e si sente.

Ricomincio.

 

Le quattro. 

La casa vuole ucciderci tutti col boiler.

Rumori inquietanti, trombette e scoreggioni si alternano a un ritmo poco rassicurante che ricorda un treno a vapore. Andiamo sempre peggio. Ieri niente acqua calda, oggi niente riscaldamenti, domani mi toccherà andare alla sauna, se sopravvivo a questa notte infame che.

Ricomincio.

 

Le quattro. 

La casa vuole ucciderci tutti col boiler. Non a caso ho come una sensazione di…morte (…) Roberto dorme, Elia dorme, io no.

Insomma tutti meno che io. Persino la portinaia di guardia, che lei no, non dovrebbe dormire. Sono sicura che sia là abbacchiata tra il telefonino quattromilaggì e la tivvù. Ogni tanto alza un sopracciglio a ritmo con la vibrazione che le annuncia che un suo amico sul feisbukk cinese ha commentato il suo ultimo stato. Prima della fine del turno ordinerà un carico di glutammato a domicilio per darsi la carica.

Ricomincio.

 

Le quattro.

 La casa vuole ucciderci tutti col boiler. Non a caso ho come una sensazione di…morte (…) Roberto dorme, Elia dorme, io no.

 Imbananato duro mi sveglio come un assassino. Sono niente rilassato. Anzi, sono contratto come un centometrista. Devo smollarmi.

Ora mi alzo,ora mi alzo e mi faccio una camomilla sognid’oro tripla.

In endovena me la dovrei fare. Ma la camomilla sogni d’oro a quest’ora della notte non la trovo da nessuna parte, mica sto in una casa di studenti a Bologna. Il supermercato per extracinesi chiude alle undici sissignore e riapre alle dieci del mattino dopo che tutte le cassiere hanno officiato il balletto motivazionale di rito.

Ricomincio.

 

 

Le quattro.

 La casa vuole ucciderci tutti col boiler. Non a caso ho come una sensazione di…morte (…) Roberto dorme, Elia dorme, io no. 

 Imbananato duro mi sveglio come un assassino. Sono niente rilassato. Anzi, sono contratto come un centometrista. Devo smollarmi. 

 Ora mi alzo,ora mi alzo e mi faccio una camomilla sognid’oro tripla (…) 

E se invece mi facessi una canna? Una canna e una sega, così non mi alzo.

Mi ricordo all’improvviso che non sono Andrea Pazienza e che vorrei semplicemente, prosasticamente, fumarmi una sigarettina. Una di quelle sigarettine che mi giravo io da sola, una di quelle sigarettine innocenti. Che poi proprio in questo momento mi ricordo con chi avevo cominciato a fumare le sigarettine. E mi pare un caso beffardo che esattamente adesso che le sigarettine sono uscite dalla mia vita lo sia anche lui.

Che Pazienza glie lo avevo prestato io. E Tondelli. E tutto il resto. E vabbè.

L’unica cosa che ho trovato nel frigo è un rimasuglio di baileys. Allora mi scaldo un te liptoniellouleibel e ci metto in cima tutto il baileys che posso. Mi faccio il te corretto. Prima di andare in scena d’inverno me lo facevo sempre. Durante le interminabili prove tecniche con i loro intervalli infiniti, vuoti di senso e creatività all’interno dei quali nessuno faceva niente e tutti aspettavano che qualcun altro facesse qualcosa.

Ci guardavamo le punte delle scarpe e giravamo le nostre sigarettine. Fumavamo tutti le stesse, ora che ci penso, ma per vezzo si cambiava marca di cartine o di filtri. C’erano quelli francofili che volevano le occibbì. A me mi piacevano le rizzlargento. Sottilissime, che al contatto con la saliva diventavano subito trasparenti.

I filtri mi piacevano ultraslim, perchè la sigarettina doveva risultare elegante.

Mi ricordo di una volta che uno da me amato si appoggiò al portone di un centro sociale. Il portone era aperto e io stavo davanti al bancone a parlare. Lui plasticamente aderito al portone mi guardava e insieme si girava una sigarettina. Mi guardò lunghissimamente. Fumava le stesse sigarettine che fumavo io. Lo amai a lungo. Più a lungo di quanto mi amò invece lui. La ricompensa per la mia costanza fu che il fantasma di lui morì dentro di me insieme al mio amore. Per lui invece fu diverso. L’amore per me passò a miglior vita assai presto, lasciandosi un ingombrante fantasma di me che ancora ogni tanto lo insegue, me nolente.

Ricomincio

 

 

Le quattro.
La casa cerca di ucciderci tutti col boiler.
Non a caso ho come una sensazione di…morte.
Ohi, vivo in termini di provvisorio.

Caduco. Bello caduco!!! caduco e temporale.

La mia faccia è tutta un dejavu. Dove l’ho già vista? il mio naso mi ricorda qualcuno. Chi? Domande senza risposta.

Forse ci godo a fare lo sfigato. Però mi riesce bene, sembro proprio uno sfigato vero.

Roberto dorme, Elia dorme, io no.

Imbananato duro mi sveglio come un assassino. Sono niente rilassato.

Anzi, sono contratto come un centometrista. Devo smollarmi.

Ora mi alzo,ora mi alzo e mi faccio una camomilla sognid’oro tripla.

Ora mi alzo. Ora mi alzo…al tre mi alzo…uno…due…tre….ora mi alzo.

E se invece mi facessi una canna? Una canna e una sega, così non mi alzo.

Occhei, non mi alzo più.

Sdraiato devo stare, a vivermi l’inchiodo”

 

Invece io sdraiata non ci voglio stare, che ho anche mal di testa e una serie di effetti collaterali da postrivoluzionaria in viaggio. Se solo potessi viaggiare in bisnissclass, se solo potessi viaggiare in bisnissclass sono convinta che questo maledetto jet lag postadolescenziale sarebbe più sopportabile. Se solo mi potessi fumare una sigarettina come in tutte le mie foto del passato. Se solo potessi andare al bar sotto casa a bermi un pernod. Non so manco cos’è il pernod ma fa molto Stefano Benni. Se solo potessi ricordarmi dove ho messo le cuffiette e guardarmi Downton Abbey come una vera cooperante. Se solo il mio innamorato fosse qui a ripetermi che sono un’autentica non fumatrice e che va tutto bene. Se solo mi potessi addormentare affianco a lui e sbavare amorosamente sul cuscino. Se solo non ci fossero questi undicimila chilometri. Se solo non mi fossi mai innamorata di nessun altro che di me. Se solo sapessi fare il mio lavoro. Se solo mia mamma e mio papà fossero due personcine un tantino più facili. Se solo non avessi mal di testa. Se solo non fossero già diventate le cinquettrentasette senza però portare con loro alcun tipo di risoluzione. Se solo la smettessi di usare la parola “riSoluzione”. Non era meglio quando parlavo di “riVoluzione”?

Quali sono le tue riVoluzioni per il 2014? La mia più grande riVoluzione quest’anno sarà… basta con queste risoluzioni, fa molto consiglio di sicurezza. A me il consiglio di sicurezza mi è sempre stato sul gozzo. Se solo la Francia non fosse un membro permanente del consiglio di sicurezza. Se solo la parola membro non mi facesse venire in mente giorni migliori in cui si faceva all’amore con passione e dedizione e disciplina. Se solo mi decidessi una volta, una volta per tutte, ad arrendermi a me stessa. Se solo le ragazze cinesi non camminassero in quella maniera così casuale e sgraziata. Se solo tutte le persone che ho provato a chiamare nei giorni passati avessero risposto al telefono. Se solo avessi risposto al telefono io. Se solo queste cazzo di lucine la smettessero di lampeggiare. Di lampeggiare. Se la smettessero. Lucine maledette.

 

Che fate voi, lucine, in ciel?

Che fate voi, silenziose lucine, ditemi che stracazzo fate?

Non era meglio quando c’era la luna?

Almeno era una, una soltanto.

Tirare sassi e bestemmie era, ne converrete o lucine, più facile.

 

 

One Response to “risonanze di poesie altrui”

  1. lucilla ciodion 30 Gen 2014 at 13:27

    “Se solo non fossero già diventate le cinquettrentasette senza però portare con loro alcun tipo di risoluzione. Se solo la smettessi di usare la parola “riSoluzione”.”

    la frase più bella del 2014, ecco

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