Feb 25 2014

Io, lui, la scimmia.

A un certo punto in questa domenica inutile mi chiama un amico mio e mi dice oh ieri mi sono ubriacato come se non ci fosse un domani. Mi piace questa maniera di vedere le cose e in particolare l’alcool, come la fine temporanea eppure definitiva di tutto. Compresi i sensi di colpa che uno lo sa, che se si ubriaca oggi come se non ci fosse un domani, domani il domani arriverà e ti piscerà malamente in faccia fregandosene di te e dei tuoi sogni alcoolici di mettere fine agli ultimi (ancora) rimasugli di adolescenza.

Allora adolescenza quando ti decidi ad andartene a visitare qualcun altro, non ti sei ancora stancata di questo corpo mezzo rottamato che si dimena il venerdì sera senza curarsi di usi e costumi locali, ovunque il locale sia?

Adolescenza malefica impiccati e lasciami andare incontro alla noia di una quotidianità fatta di salottini e cene preparate con una settimana di anticipo. Lasciami desiderare di avere del tempo libero per lavorare ai ferri. Adolescenza meschina abbandonami e non farmi rimpiangere quello che non ho più poiché ho deciso così.

Ti ho sfidato, adolescenza stronza, e vincerò questa sfida per la madonnina degli adolescenti. La vincerò a costo di trascorrere ancora innumerevoli venerdì sera abbarbicata in cima a una bottiglia di vino troppo costoso, la testa infilata nel collo a urlare nel fondo vuoto il mio dolore di ragazza abbandonata troppi anni prima che qualcuno potesse salvarmi.

Me ne starò lì appesa sul ciglio dell’abisso di una bottiglia svuotata da me e canterò, stonata, di tutto quello che non è andato come volevo. Salvo poi il giorno dopo rimettermi in ordine e cercare di ritrovare tutti i pezzi di me. C’è sempre il mistero di dove ho lasciato le scarpe. Ma le chiavi, quelle non le perdo mai.

Il sabato mattina si farà beffe di me e io sarò troppo rivoltata per muovere obiezione alcuna. Ma mi sarò arresa alla normalità.

Insomma che cosa voglio?

Ah sono qui che agito il mio fioretto furiosamente contro tutti i miei incubi.
L’incubo di rimanere piccola,
quello di diventare grande,
e quello di essere invecchiata senza essermi goduta il tutto.
Ah, in guardia, vi affronterò tutti, uno dopo l’altro e anche insieme se avete il coraggio.

Qual è il sottotesto di tutto ciò? Il sottotesto è che non sono abbastanza pronta ad accettare che la vita è andata così come è andata e se ne è fregata di desideri, sogni e aspettative. Il sottotesto è che mi delude trovare il peggio dei miei nemici dentro di me. Il sottotesto è che ho dimenticato come si fa a chiedere scusa. Che sto comoda nella mia solitudine. Che quando ho ragione, ah quando ho ragione, avere ragione mi piace così tanto che piuttosto mi gioco tutto il resto. Mi tengo la ragione, ecco. Ecco cosa mi hanno insegnato questi anni.

Col cazzo che viaggiare ti apre la mente.

No.

Viaggiare ti richiude con la testa dentro la bottiglia, a cantare sempre le stesse canzoni, mentre tutti i tuoi altri vivono senza di te e tu non sai più che cosa scrivere. Perchè per scrivere ci vuole un desiderio. E io ai desideri ci ho rinunciato in cambio di qualcosa che al momento non mi ricordo.

Figuriamoci capire se ne valeva la pena.

One Response to “Io, lui, la scimmia.”

  1. gianon 25 Feb 2014 at 14:58

    ecco mentre leggevo ho pensato a questa: http://youtu.be/0yYm2c4cPHk
    poi ho anche pensato a una “avvelenata” introspettiva, ma poi alla fine ho pensato che è normale Carlina (ops ti posso chiamare ancora Carlina, magari in cambio di spaghetti e bottarga) sei solo più sincera di tanti di noi, solo quello. e poi viaggiare fa rima con un altro sacco di verbi che finiscono are, intanto tu ci racconti storie, spesso le tue, ma anche quelle delle cose e quelle di altri, credi che sia poco?
    ps e ci vuol coraggio a viaggiare
    ps 2 e ci vuol coraggio pure a bere il venerdì sera
    baci, g

Comments RSS

Leave a Reply